Dove ci si contagia di più? Lo studio sui luoghi a rischio

(AP Photo/Luca Bruno)

L'Italia riparte. Tra poche ore, si potrà tornare in ufficio, al ristorante, vedere un amico, andare dal parrucchiere o a fare shopping. La voglia di normalità è tanta ma bisogna procedere con prudenza e rispettando le misure di sicurezza, ha sottolineato il governo, perché se la curva dei contagi dovesse risalire, si dovrà procedere con nuove chiusure.

Quali sono i luoghi più a rischio? Lo dice uno studio di Erin S. Bromage, professore associato di Biologia presso l’Università del Massachusetts, citato dal New York Times e dal Corriere della Sera.

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In casa

"Sappiamo che la stragrande maggioranza delle persone si ammala in casa propria. Un componente della famiglia si infetta nella comunità e porta il virus tra le pareti domestiche, dove il contatto prolungato con i familiari favorisce la diffusione della malattia", spiega il professore. Il locale più a rischio è il bagno dove si trovano molte superfici che vengono toccate di frequente, come maniglie, rubinetti, porte. Lo sciacquone poi è in grado di trasformare le goccioline d’acqua in aerosol quindi, suggerisce Bromage, meglio chiudere il coprivaso.

I peggiori focolai

Ma in quali luoghi della comunità ci si ammala di più? Nella classifica dei 50 peggiori focolai riscontrati fino ad oggi, tralasciando la terribile situazione delle case di riposo, si scopre che ci sono gli istituti penitenziari, le Chiese durante le cerimonie religiose e i luoghi di lavoro, dove non si riesce per forza di cose a mantenere distanza dai colleghi. Si tratta di ambienti chiusi, con insufficiente circolazione dell’aria e alta densità di personale.

I punti in comune

"Tutti i contagi sono avvenuti al chiuso, tra persone a stretto contatto fisico, mentre parlavano, cantavano o gridavano", sottolinea lo studio. Luoghi privilegiati del contagio sono casa, posto di lavoro, trasporto pubblico, assembramenti sociali e ristoranti: qui avviene il 90 percento delle trasmissioni virali. In contrasto, nei negozi la diffusione del virus resta assai contenuta”, secondo i dati raccolti.

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I consigli

Siccome le particelle virali restano sospese nell'aria per alcuni minuti, basta entrare in una stanza poco dopo un colpo di tosse o lo starnuto di una persona infetta, per rischiare di ammalarsi, soprattutto se in quel luogo si resta per lungo tempo. Perché determinante è il tempo di esposizione. Per questo, il professore suggerisce di verificare quante sono le persone all'interno di un locale, se esiste una buona circolazione d’aria e quanto tempo si passerà in quell'ambiente. Indossare sempre la mascherina poi abbatte l'eventuale carica virale che si rischia di diffondere nell'ambiente. Non bisogna poi sottovalutare le superfici contaminate. Lavarsi spesso le mani ed evitare il contatto con il viso sono le giuste precauzioni, sottolinea Bromage.

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