Dove la cucina italiana incontra il savoir-faire giapponese all'ombra di un ristorante d'autore

Di Isabella Prisco
·2 minuto per la lettura
Photo credit: Simone Bossi
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From ELLE Decor

Cosa hanno fatto un emergente imprenditore normanno, uno chef giapponese e un duo di architetti di Shanghai? Un ristorante a pochi passi dal meraviglioso Palais Garnier di Parigi che, tra le sue specialità, annovera anche la cacio e pepe (in versione udon). Il grazioso bistrot in questione, un locale di soli 52 metri quadrati situato nel 9° arrondissement della capitale francese, si chiama The Arena - Papi Restaurant e, sulla scia del successo del cugino Bulot Bulot, seafood bar ideato dallo stesso ristoratore Etienne Ryckeboer, promette di diventare presto il place-to-be del quartiere gourmet della città. E se a guidare la brigata dietro ai fornelli è lo chef nipponico Akira Sugiura, a firmare il restyling della facciata e gli interni è lo studio di architettura Neri&Hu.

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Alloggiato al piano terra di un tipico edificio haussmanniano di fine Ottocento, il locale è stato rinnovato conservando attentamente il patrimonio architettonico originale. Durante la fase di smantellamento, il sito esistente è stato trattato con cura; rimuovendo gli strati di finiture che si sono accumulati nel corso dei decenni, la bellezza dei materiali si è rivelata nella sua purezza. Ogni singolo elemento esistente è stato meticolosamente esaminato e, come spiegano dallo studio di progettisti fondato da Lyndon Neri e Rossana Hu, la sfida è stata quella di resistere all'impulso di correggere ogni imperfezione, per onorare, invece, l'impronta lasciata dal tempo su ogni superficie.

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All'interno, dove sono state conservate porzioni delle vecchie pareti in pietra calcarea e mattoni e le colonne allo stato grezzo, due figure si stagliano sull'orizzonte abitativo: una forma rotonda che accoglie il forno a legna e un volume oblungo che segna un recinto simile a un'arena capace di integrare anche il banco di preparazione dello chef. Lì, dove il pavimento è ornato da strette piastrelle di ceramica bianca, gli ospiti si trasformano come su un palco da spettatori a performer della scena. Il tavolo centrale condiviso è caratterizzato da un lungo lampadario a sospensione personalizzato, mentre una serie di luci di Viabizzuno creano un forte contrasto moderno sulla vecchia parete in pietra calcarea. Le sedie personalizzate in legno e tessuto, prodotte da De La Espada, sono state poi progettate dallo stesso team di Neri&Hu appositamente per il Papi Restaurant.

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L'inedita facciata in vetro, costruita intorno a un architrave ad I preesistente, mantiene lineare la continuità visiva tra la strada e il locale, estendendo efficacemente il dominio pubblico all'interno. Quando gli ospiti entrano nello spazio indoor attraverso la porta principale, quello che si rivela ai loro occhi è il connubio perfetto fra vecchio e nuovo, fra passato e presente. Gli specchi, posizionati in modo strategico per creare prospettive dinamiche e momenti voyeuristici tra dentro e fuori, invitano i commensali a sguardi incrociati. Le strategie spaziali e materiali impiegate per Papi creano così una lettura stratificata sullo sfondo storico dell'architettura tipica della Ville Lumière, offrendo momenti di introversione pubblica e di estroversione privata.

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