No a cena fuori e palestra, sì ad asporto e sport all'aperto: cosa si può fare dopo il nuovo dpcm

Federica Olivo
·Giornalista, Huffpost
·5 minuto per la lettura
Ristoranti e palestre chiusi (Photo: ANSA foto)
Ristoranti e palestre chiusi (Photo: ANSA foto)

La firma è arrivata all’alba di oggi, dopo un giorno e una notte di confronto serrato. Giuseppe Conte ha dato il via libera al nuovo dpcm, che sarà in vigore fino al 24 novembre. Una stretta importante sul tempo libero: dallo sport alla ristorazione, passando per la cultura, una serie di attività subiranno serrate o forti restrizioni. Ma cosa si può fare e cosa no dalla mezzanotte di oggi e per il prossimo mese? Sfogliamo le 21 pagine del nuovo dpcm e vediamolo settore per settore.

Bar e ristorazione. Che si tratti di una gelateria, di un ristorante, di un bar, di un pub o di una pasticceria, dopo le 18 e fino alle 5 di mattina non si potrà più sedere nessuno a tavolino. Resta salvo il pranzo della domenica ma con una limitazione, che riguarda peraltro anche i giorni feriali: massimo quattro persone a tavolo, a meno che non si tratti di persone dello stesso nucleo familiare. Serrande abbassate dopo le 18, quindi? No, perché, come prevede il punto ee dell’articolo 1 del nuovo decreto, fino alle 24 sarà consentita la consegna a domicilio e la vendita per asporto. Il cibo acquistato per essere portato via non potrà essere consumato nelle vicinanze del locale. Si potrà poi cenare nei ristoranti degli alberghi, ma solo se si è ospiti di quelle strutture e resta aperto il servizio negli Autogrill.

Cultura. Nonostante le resistenze e le proteste, dalla mezzanotte di oggi chiudono i cinema, le sale per gli spettacoli e quelle da ballo, i teatri, i centri sociali e culturali. Bisognerà quindi aspettare almeno quattro settimane per tornare a vedere un film, una pièce teatrale o un concerto. L’unica consolazione per gli amanti della cultura restano i musei: come disciplinato nella lettera r del nuovo decreto e specificato anche dal premier nella sua conferenza stampa questi restano aperti, purché rispettino tutte le prescrizioni anti-Covid. Gli amanti dei convegni dovranno accontentarsi della modalità a distanza, già ampiamente sperimentata durante la prima ondata. Chiusi anche i centri sociali e ricreativi, nonché le sale scommesse e i casinò.

Lo sport e svago. Così come per il mondo della cultura, la stretta nel settore dello sport è piuttosto pesante. Non si potrà andare, almeno nelle prossime quattro settimane in palestra, né in piscina, né a scuola di danza, o al centro benessere o alle terme. Stop allo sport al chiuso, insomma. Ma l’attività motoria all’aperto sarà consentita. Rispettando le regole, ovviamente. Come prevede la lettera f dell’articolo 1 del decreto, infatti, “l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi sono consentite nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale e senza alcun assembramento”. I runner potranno continuare la loro attività. Stando comunque attenti alle regole anticovid. Restano chiuse le discoteche e le sale da ballo. Bando anche ai tornei e alle partite dilettantistiche. Alla lettera e dell’articolo 1 del provvedimento appena varato, infatti, si dispone la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive degli sport individuali e di squadra, svolti in ogni luogo, sia pubblico che privato. Sono salve le manifestazioni di interesse nazionale, il campionato di calcio, ad esempio.

Il divertimento per i più piccoli. I parchi tematici e di divertimento dovranno chiudere i battenti. I più piccoli potranno, però, andare al parco o svolgere attività ricreative anche al chiuso, ma nel rispetto delle regole anti contagio: “Sono sospese - si legge nel testo - le attività dei parchi tematici e di divertimento. E’ consentito l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposto in conformità alle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia”.

Le feste. Non è vietato sposarsi, ma al banchetto nuziale bisognerà rinunciare. Nel dpcm si legge, infatti: “Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”. Bando anche alle sagre e alle fiere.

L’attività religiosa. Le chiese restano aperte e, quindi, anche le celebrazioni religiose. L’unico imperativo è quello di rispettare i protocolli e le regole del distanziamento sociale.

Gli spostamenti. Quello della mobilità è stato un tema molto dibattuto nel confronto che ha preceduto la versione definitiva del decreto. Nessun divieto, almeno per quanto riguarda il territorio nazionale, è stato messo nero su bianco ma, è “fortemente raccomandato” limitare al minimo i propri spostamenti, “salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità, per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”. Rispetto all’ultima bozza, tuttavia, salta la specifica secondo cui era raccomandato di non spostarsi “dal Comune di residenza, domicilio o abitazione”.

Scuola e università. Per i più piccoli non cambia nulla: gli allievi della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado (quella che un tempo si chiamava scuola media) continueranno a sedersi al loro banco, ad andare in classe. Sempre e rigorosamente seguendo tutti i protocolli del caso. Non sarà la stessa cosa per i ragazzi più grandi. Per loro è prevista la didattica a distanza “almeno al 75%”. Una formula che, di fatto, va incontro alle diverse Regioni che avevano chiesto di portare la Dad al 100%. Quanto alla didattica in presenza viene scritto che occorre modulare “ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9″. Le università dovranno organizzare l’attività, in presenza o a distanza, in base all’andamento epidemiologico.

I concorsi. Si potranno ancora svolgere i concorsi pubblici e privati. Nel testo del Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte è infatti saltato il divieto di svolgimento previsto nella bozza. Alla lettera z dell’articolo 1 del testo circolato ieri, infatti, si afferma che ”è sospeso lo svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione alla professione...ad esclusione di quelle per il personale sanitario e della protezione civile...fatte salve le procedure in corso”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.