Dracula, l’amore, il romanzo italiano: miracoli di Chiara Valerio

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Milano, 27 mag. (askanews) - "La bellezza non è mai consolante. La consolazione della bellezza è un'invenzione". Lo scrive Chiara Valerio a pagina 350 del suo romanzo "Così per sempre" (Einaudi), storia che attraversa il tempo e lo spazio e ha per protagonista l'immortale Giacomo Koch, che in un altro tempo era chiamato Conte Dracula, e ora vive a Roma, in un attico che si affaccia su Largo di Torre Argentina. Ma stavamo parlando della bellezza, e dell'invenzione delle sua capacità consolatorie, e vorremmo provare a ribaltare il ragionamento: certamente anche la letteratura è un'invenzione, anzi, per dirlo ancora in modo più chiaro, è finzione, è una messa in scena. Che però, quando è buona letteratura, diventa ovviamente più distinguibile della realtà stessa, lo sappiamo, diventa più "vera", come ci hanno insegnato i critici migliori e penso per esempio ad Alfonso Berardinelli, di ciò che siamo soliti chiamare "realtà". Pertanto, in questa prospettiva, anche l'invenzione della consolazione che deriva dalla bellezza - la bellezza totalizzante di questo romanzo di Chiara Valerio - diventa, pagina dopo pagina, tangibile, evidente, a un certo punto così forte da essere struggente. Forse "consolazione struggente" può suonare come un ossimoro, ma non importa. Stiamo parlando di un libro nel quale ci si perde, guardando le alghe sulle fondamenta di Venezia o pensando a un'idea matematica che è "una specie di anfibio tra essere e non essere, chiamato radice immaginaria", un libro che fa cose che nelle letteratura italiana nessuno aveva mai fatto, e lo fa con una tale grazia nevrotica che lascia aperta ogni possibilità. Al romanzo e a noi che lo leggiamo. Già questo potrebbe bastare per gridare al miracolo. "Ogni storia d'amore è una storia di fantasmi" è il titolo, decisamente riuscito, della biografia di David Foster Wallace redatta da D.T. Max. Ho già scritto troppe volte che Chiara Valerio somiglia per diversi aspetti allo scrittore americano - per passioni, brillantezza, intelligenza mobile - ed è quasi banale parafrasare quel titolo in "ogni storia d'amore è una storia di vampiri". Ma poi, a essere onesti, possiamo usare ancora di più il rasoio (di Ockham) per arrivare a dire che ogni storia è semplicemente una storia d'amore. E' così per Giacomo e per Mina Harker, la sua "amata immortale", e per le altre forme che nel romanzo assume, come quella, straordinaria, della 40enne Cecilia Lauro. Ed è così, in quelle che sono forse in assoluto le pagine più belle, per Mina e Agnese, quest'ultima amata mortale, nelle notti e nei giorni di una Venezia densa e incurabile (quindi meravigliosa) come forse nemmeno Brodskij era riuscito a rendere. Attenzione però: intorno a queste storie d'amore c'è un libro che pensa come un universo, che usa il cervello della sua autrice come un coltello, che gioca con la letteratura sapendo bene che l'unico modo per farlo seriamente è quello di apparire leggeri, frivoli, scanzonati. Una qualità - una manifestazione di intelligenza letteraria, per dirlo meglio - che tra gli scrittori italiani non è poi così diffusa, ahinoi. In questo senso, altro miracolo, "Così per sempre" è una risposta alla previsione di Jonathan Franzen, vecchia ormai di quasi 10 anni, sul fatto che il rivale del romanzo sono (oggi è così) le serie tv, con il loro ritmo, la loro estetica apparentemente radicale, la loro capacità narrativa avvolgente. Il libro di Chiara Valerio ha la forza e la contemporaneità per vincere la propria partita, e non con cose horror o del mistero, sarebbe fin troppo facile, ma pure con oggetti culturali disturbanti, divertenti e brillanti come, per esempio, "Fleabag" o "The End of the F***ing World". E ovviamente con la tradizione storica del romanzo d'avventura, ma questo sembra quasi eccessivamente scontato per sottolinearlo ancora. Giacomo, Mina, Luisa, Agnese, Cecilia, Ion. Il gatto Zibetto, eterno e capace di camminare in verticale sui muri. I personaggi indimenticabili sono tanti e la trama si intreccia - nello spazio-tempo della narrazione - fino a volte a ingarbugliarsi d'esuberanza. Ma sono pause che non vanno a compromettere l'architettura complessiva e che lasciano il campo, questo sì, a un racconto degli spazi, oltre che delle persone, che ha qualcosa di stupefacente, qualcosa di Italo Calvino e delle sue passioni architettoniche immaginarie (provate a pensare a Dracula che vive dentro le Città invisibili, per dire). Torniamo sempre qui, al tema della vita immaginata, che poi è quella che prende forma nella letteratura e che da lì, da quell'idea platonica, modella la nostra di vita, fuori dai libri. Sempre ammesso che per un romanzo come "Così per sempre" esista un "fuori". E a questa domanda perfino Giacomo Koch, che tutto vede e tutto ha vissuto, potrebbe fare fatica a rispondere. (Leonardo Merlini)

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