Draghi accelera sulle nomine Rai

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AGI - Insieme alla riforma del processo penale (gli emendamenti approdano domani in Cdm e poi si aprirà il confronto), sono il ddl Zan e le nomine Rai i fronti ‘caldi' in Parlamento.

Il nodo che dovrebbe essere sciolto prima è quello legato al futuro dell'azienda di viale Mazzini. Il governo è irritato con le forze politiche che non riescono a trovare un accordo sulle nomine. Il premier Mario Draghi, preoccupato per la situazione legata al bilancio, vuole fare in fretta. Ieri ha fatto capire che non tollererà ritardi, che le scelte riguardanti amministratore delegato e presidente arriveranno il 12 luglio, giorno della convocazione dell'assemblea. Le ipotesi per il ruolo di ad restano sempre quelle di Matteo Maggiore (Bei) e Giorgio Stock (ex Warner media) ma su quale sarà la composizione del cda c'e' ancora impasse.

E' vero che anche il centrodestra è diviso sui nomi (da una parte ci sono Lega e FI, dall'altra FdI) ma il rinvio delle votazioni in Parlamento è stato chiesto proprio da M5s alle prese con la partita sullo statuto che dovrà decidere se e come verrà declinata la leadership dell'ex premier Giuseppe Conte, per poi affrontare anche il nodo delle amministrative. Al di là della difficoltà nel presentare le liste (serve la certificazione del capo politico) è il tema delle alleanze che allarma soprattutto il Pd. “In Campania M5s ci ha lasciati soli”, taglia corto un dem. Ancora più delicata la situazione in Calabria dove la candidata Maria Antonietta Ventura si è ritirata: si punterebbe su un ticket ma al momento non c'e' ancora alcuna fumata bianca.

Fibrillazione in maggioranza anche sul ddl Zan, anche se sul provvedimento M5s e Pd viaggiano a braccetto e per ora hanno chiuso la porta alla mediazione proposta da Lega e da Italia viva. "La Lega ha fatto ieri con il senatore Andrea Ostellari una proposta che la fa uscire dall'ostruzionismo: è un punto di partenza sul quale si può lavorare e trovare un accordo”, insiste Matteo Renzi. Il partito di via Bellerio riproporrà la ‘sintesi' del presidente della commissione Giustizia nell'Aula. Alcuni malpancisti nel gruppo dem come Mino Taricco sono usciti allo scoperto. Ci sarebbero cinque o sei franchi tiratori pronti a sfilarsi dalla linea di partito, altri invece vanno ascritti all'elenco dei ‘malpancisti' che però promettono di rispettare le indicazioni del Nazareno. E la strategia di Enrico Letta resta quella di non scendere al compromesso, con la consapevolezza che Matteo Salvini vuole solo affossare la legge.

Martedì si aprirà la discussione generale sul ddl Zan ma ci vorranno forse due settimane prima di arrivare allo ‘scontro finale'. I capigruppo dovranno fissare il termine per la scadenza degli emendamenti e nel Pd si prevede che gli ex ‘lumbard' e tutto il centrodestra faranno ostruzionismo.

“La settimana prossima non si vota”, assicura un 'big'  dem. Le posizioni in campo in ogni caso continuano a essere distanti. I fari sono puntati sull'allineamento tra Lega e Iv sul tema dei diritti civili. “Sul ddl Zan come per esempio sulla giustizia, è evidente che la Lega dialoga meglio con Italia viva che col M5s. Questo però non significa che nascerà un'alleanza politica tra Lega e Italia Viva", ha rimarcato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari.  Intanto è lo stesso Letta a mettere un punto fermo agli affondi personali che sono arrivati via social ma anche da una dirigente del Pd di Civitavecchia. "Piena solidarietà a Ivan Scalfarotto. La persona che ti ha insultato in quel modo odioso non fara' piu' parte della comunita' del Pd, che è comunità basata su rispetto e tolleranza".

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