Draghi al G7: crisi energetica non faccia tornare populismo

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Elmau, 26 giu. (askanews) - Non commettere di nuovo gli "errori" fatti nel 2008 per evitare che la crisi energetica provochi un "ritorno del populismo". È questo il 'richiamo' che il presidente del Consiglio Mario Draghi rivolge agli altri leader del G7, nella prima giornata di lavori del summit che si svolge nel castello di Elmau in Baviera.

I leader hanno dedicato la prima sessione dei lavori all'economia globale, in un periodo reso difficile dalla crisi ucraina. Per sostenere la crescita, puntando a uno sviluppo più equo, i membri del G7 hanno deciso un piano di investimenti da 600 miliardi di euro in vari ambiti: dalle infrastrutture alla sanità, dalle comunicazioni all'energia.

Uno stanziamento rilevante, che però deve essere accompagnato da un'idea 'politica'. "Dobbiamo evitare - ha sottolineato il premier, secondo quanto si apprende - gli errori commessi dopo la crisi del 2008: la crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo. Abbiamo gli strumenti per farlo: dobbiamo mitigare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia, compensare le famiglie e le imprese in difficoltà, tassare le aziende che fanno profitti straordinari". Ma al di là dell'emergenza, bisogna guardare al futuro. "Anche quando i prezzi dell'energia scenderanno - ha sottolineato Draghi - non è pensabile tornare ad avere la stessa dipendenza della Russia che avevamo. Dobbiamo eliminare per sempre la nostra dipendenza della Russia". In questo senso, ha detto Draghi in una dichiarazione a margine dei lavori, occorre affrontare l'emergenza, ma anche guardare al futuro. Dunque "nella situazione attuale, avremo bisogno a breve termine di interventi che richiederanno ingenti investimenti nelle infrastrutture del gas nei Paesi in via di sviluppo e altrove, ma dobbiamo assicurarci che possano essere convertiti per trasportare idrogeno".

Per quanto riguarda l'emergenza, c'è il tema delle sanzioni, con l'embargo sul petrolio russo, ma non solo. Per Draghi "mettere un tetto al prezzo dei combustibili fossili importati dalla Russia ha un obiettivo geopolitico oltre che economico e sociale". Infatti, ha ricordato, "dobbiamo ridurre i nostri finanziamenti alla Russia" e allo stesso tempo "dobbiamo eliminare una delle principali cause dell'inflazione".

Nell'immediato, però, c'è anche un'altra priorità: quella della crisi alimentare legata al blocco degli stock di grano in Ucraina. "Dobbiamo - è stato l'appello di Draghi - accelerare i nostri sforzi sul fronte della sicurezza alimentare. È essenziale sbloccare il grano in Ucraina molto prima di metà settembre quando arriverà il nuovo raccolto. Dobbiamo dare tutto il nostro sostegno alle Nazioni Unite, perché possa procedere più velocemente nel suo lavoro di mediazione".

La serata al G7 si chiuderà con la cena di lavoro, prima della conclusione della giornata con un concerto. Domani al centro dei lavori la crisi in Ucraina, con un intervento in video-collegamento del presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky.

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