Draghi al primo 'scoglio' politico, no bandiere identitarie

Massimo Maugeri
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AGI - Un Consiglio dei ministri fissato per le 15, poi slittato di un'ora e infine iniziato alle 18,30 per il braccio di ferro all'interno della maggioranza sul caso cartelle esattoriali. Sui primo decreto di spesa, 32 miliardi per dare fiato alle categorie colpite dalla scure della crisi economica e sanitaria, Mario Draghi si trova ad affrontare il primo vero nodo politico del suo governo.

La Lega si impunta e prima della riunione del governo chiede lo stralcio generalizzato di tutte le cartelle esattoriali del 2000-2015 fino a 5000 euro. Una posizione osteggiata in maniera netta dall'ala sinistra della maggioranza, Pd e Leu in testa, che parlano di condono.    

La mediazione del premier

Il premier, nelle oltre due ore e mezzo di attesa prima dell'inizio del Consiglio, media con la delegazione leghista e assieme al ministro dell'Economia, Daniele Franco, propone e alla fine in gran parte ottiene, un compromesso che vada bene a entrambe le parti.

Lo stralcio delle vecchie cartelle esattoriali fino a 5mila euro ci sarà, ma con un tetto di reddito di 30.000 euro, e una finestra temporale ridotta, dal 2000 al 2010, anzichè fino al 2015. Una posizione di compromesso politico che accontenta i leghisti e non non scontenta Pd e Leu.

La spiegazione del condono

"E' un condono - ammette Draghi - ma di multe di oltre 10 anni fa che noi abbiamo contenuto in importo. Riguarda "una platea piccola di contribuenti che ha meno disponibilità e per importi molto piccoli", aggiunge.      

Ai giornalisti che in conferenza stampa chiedono delle fibrillazioni della maggioranza e della posizione leghista, Draghi risponde che "oggi è un momento di grande condivisione. E' chiaro che tutti i pariti sono entrati in questo governo portandosi una eredità di vedute, convinzioni e annunci fatti in passato. Tutti hanno delle bandiere identitarie - aggiunge - si tratta man mano di chiedersi quali sono quelle bandiere identitarie di buon senso e quelle a cui si può rinunciare senza fare danno nè alla propria identità nè all'Italia".