Draghi al Senato per la fiducia. I leader dei partiti fanno 'rete'

Massimo Maugeri e Giovanni Lamberti
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AGI - La maggioranza fa rete attorno al governo e la 'nave Draghi' è pronta a salpare. Il presidente del Consiglio parlerà al Senato alle 10 (il voto è previsto in serata, dalle 22, mentre domani sarà la volta della Camera) per incassare quella che si annuncia come la fiducia più ampia della storia della Repubblica. E a sostegno dell'esecutivo si muovono i leader politici.

Nel suo discorso programmatico che, secondo quanto riferiscono alcune fonti, punterà al 2023, Draghi chiederà unità, fiducia e coesione e traccerà la rotta dell'azione di governo su alcuni punti fermi: accelerare il piano vaccinale anche per fronteggiare le nuove varianti del Covid, affrontare con misure immediate ma anche strutturali l'emergenza economica e sociale, usare al meglio le risorse del Recovery Fund seguendo le linee segnate da Bruxelles su digitale e ambiente.

E ancora varare le tre riforme chieste dall'Europa, fisco, Pubblica amministrazione e giustizia civile. Tutto all'interno di una cornice atlantica e europeista come fondamento della collocazione italiana nel mondo.

Il presidente del Consiglio che ha quasi completato la squadra dei collaboratori più stretti, affronterà a breve la partita dei vice ministri e dei sottosegretari. Il Pd punta ad averne 7 e 5 saranno donne (tra gli uomini dovrebbero essere confermati Mauri e Misiani), anche per i 5 stelle dovrebbero esserci una decina di posti (stanno lavorando i presidenti di commissione per stilare un elenco), 2 per Italia viva (possibile Rosato di Iv al Viminale dove ambisce ad avere un proprio esponente anche Matteo Salvini).

Sul fronte politico, le fibrillazioni si registrano in tutti i partiti, ma le crepe più evidenti restano quelle del M5S: una ventina di senatori pentastellati sono orientati a non votare la fiducia, ma probabilmente i no saranno solo 5 o 6, gli altri si asterranno o non verranno in Aula.

Per chi vota no il destino è già segnato: saranno espulsi dal gruppo. Oltre alla question della rappresentanza femminile, agita le acque del Pd invece, soprattutto alla destra del partito nell'area ex renziana, la decisione al Senato di creare un intergruppo parlamentare con LeU e M5S. E anche FI è in agitazione: le nomine di Tajani e Bernini al coordinamento nazionale hanno creato malumori nell'ala moderata del partito.

Ma non è in atto un braccio di ferro tra le forze che sosterranno Draghi. Si dialoga. E perfino Matteo Salvini ammorbidisce i toni sul ministro Speranza e veste i panni del costruttore in una Lega che resta di lotta e di governo. La previsione è che Draghi farà il pieno dei voti, chiederà unità, fiducia e coesione al Parlamento, indicherà la strada dell'europeismo e dell'atlantismo per poi presentarsi al suo primo vero appuntamento da premier: venerdi' è prevista la prima sessione di lavoro del G7, si parlerà di pandemia e sarà presente in video conferenza anche il presidente americano Biden.