Draghi in asse “green” con il Papa. E cita Caritas sui nuovi poveri

Red
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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 17 feb. (askanews) - L'adesione è stata così convinta che qualcuno ha pensato che fosse lui, Mario Draghi, ad abbandonare improvvisamente l'aplomb istituzionale tenuto sino a quel momento e invocare Dio: ma no, il presidente del Consiglio stava citando Papa Francesco.

"Come ha detto Papa Francesco 'Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento'", ha detto Draghi nel disorso programmatico pronunciato al Senato. "E io - ha proseguito, ma non è una chiosa personale bensì la prosecuzione della citazione di Bergoglio - penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore".

La frase, per l'esattezza, è tratta dall'udienza generale che papa Francesco ha presieduto lo scorso 22 aprile, in occasione della 50esima Giornata Mondiale della Terra (Earth Day), e nel quinto anniversario della sua lettera Enciclica Laudato si' sulla cura della casa comune. "Tante volte - disse il pontefice argentino in quella occasione - perdiamo la visione della armonia: l'armonia è opera dello Spirito Santo. Anche nella casa comune, nella terra, anche nel nostro rapporto con la gente, con il prossimo, con i più poveri, come possiamo ripristinare questa armonia? Abbiamo bisogno di un modo nuovo di guardare la nostra casa comune. Intendiamoci: essa non è un deposito di risorse da sfruttare. Per noi credenti il mondo naturale è il 'Vangelo della Creazione', che esprime la potenza creatrice di Dio nel plasmare la vita umana e nel far esistere il mondo insieme a quanto contiene per sostenere l'umanità. Il racconto biblico della creazione si conclude così: 'Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona'. Quando vediamo queste tragedie naturali che sono la risposta della terra al nostro maltrattamento, io penso: 'Se io chiedo adesso al Signore cosa ne pensa, non credo che mi dica che è una cosa molto buona'. Siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore!".

Il fatto che Draghi abbia fatto riferimento a papa Francesco - l'unica personalità insieme a Camillo Benso, conte di Cavour - segnala una sintonia tra le due sponde del Tevere sul tema dell'ambiente. E' l'intero approccio del premier al mondo dopo la pandemia che collima con l'analisi bergogliana. "Quando usciremo, e usciremo, dalla pandemia, che mondo troveremo?", si è domandato Draghi. "Alcuni pensano che la tragedia nella quale abbiamo vissuto per più di 12 mesi sia stata simile ad una lunga interruzione di corrente. Prima o poi la luce ritorna, e tutto ricomincia come prima. La scienza, ma semplicemente il buon senso, suggeriscono che potrebbe non essere così". Sulla stessa lunghezza d'onda era stato il Papa in diversi discorsi pronunciati nei mesi scorsi: "La domanda è se usciremo da questa crisi e, nel caso, come. La regola di base è che da una crisi non si esce mai uguali. Se ne esci, ne esci migliore o peggiore; ma non uguale a prima".

L'ambiente, peraltro, ha già registrato una consonanza tra il mondo bergogliano e la vita del nuovo governo. Ben prima che la "transizione ecologica" divenisse cruciale nella scelta del movimento cinque stelle di sostenere il nuovo esecutivo, e fosse il nome di uno dei ministeri-chiave della nuova compagine, era stato un altro gesuita, il francese Gaelle Giraud, a scrivere un libro-manifesto intitolato proprio così, "transizione ecologica". Un volume pubblicato dalla Editrice missionaria italiana (Emi), che analizza (sottotitlo) "la finanza al servizio della nuova frontiera dell'economia": "La finanza può allearsi con l'ecologia per un futuro migliore del nostro mondo: cambiare si può".

Una certa assonanza tra il nuovo presidente del Consiglio e il pontefice gesuita, del resto, era emersa prima di oggi. Allievo del liceo Massimo dei gesuiti, a Roma, Draghi ha sempre mantenuto, nel corso degli anni, una consuetudine riservata con diversi esponenti della Compagnia di Gesù. Papa Francesco, che pure non è mai stato tenero nei confronti del mondo della finanza, lo ha nominato a luglio scorso nella Pontificia accademia delle Scienze sociali. Un fedelissimo del Papa, padre Antonio Spadaro, ha postato su Twitter un commento positivo, oggi, al discorso del premier a Palazzo Madama: "Un discorso sul futuro degli italiani". E ancora: "Fondamentale che il presidente Draghi abbia affermato che prima di ogni appartenenza viene il 'dovere della cittadinanza'. Ed è su questa che si fonda il senso dell''inconsueto perimetro di collaborazione' delle forze politiche per rispondere alle necessità del Paese".

I segnali di convergenza tra il premier e la galassia cattolica, del resto, vanno ben oltre la questione ambientale. In merito al nodo della povertà, il premier ha voluto citare, al Senato, "i dati dei centri di ascolto Caritas, che confrontano il periodo maggio-settembre del 2019 con lo stesso periodo del 2020, mostrano che da un anno all'altro l'incidenza dei 'nuovi poveri' passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che oggi si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta". La Caritas ha commentato sottolineando il premier ha ripreso "l'allarme del presidente della Cei, cardinale Bassetti", che solo lo scorso 26 gennaio, commentato gli stessi dati, sottolineava che "èevidente che alla solidarietà generosa di molti, bisogna affiancare la volontà politica di andare oltre la logica delle misure d'urgenza e di sollievo temporaneo per elaborare una strategia che sia davvero di sistema, anche al fine di impiegare al meglio le risorse in arrivo".

Per rimanere sempre in casa cattolica e ancor più precisamente in ambiente gesuita, non è mancata però qualche riserva. Al Senato Draghi ha citato, tra le molte sfide dei prossimi mesi, il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l'asilo, "nel quale - ha detto il premier - perseguiremo un deciso rafforzamento dell'equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati". A stretto giro di posta è arrivato il commento del centro Astalli, branca italiana del Jesuit Refugee Service, molto caro a Papa Francesco: "Draghi al Senato non fa cenno a Libia, naufraghi e morti nel Canale di Sicilia, migranti nei Balcani. Dice 'Piena protezione ai rifugiati', ma chi sono oggi, a 70anni dalla Convenzione d iGinevra, i rifugiati da accogliere e proteggere? Parliamone". (di Iacopo Scaramuzzi)