Draghi blocca l'export sul vaccino Astrazeneca. Un atto di sovranismo europeo

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
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Astrazeneca (Photo: ansa)
Astrazeneca (Photo: ansa)

Quando una settimana fa alla videoconferenza con i leader europei Mario Draghi si è detto contrario all’export dei vaccini perché non ce ne sono abbastanza in Europa, il premier sapeva del nuovo caso Astrazeneca. Risale infatti al giorno dopo, il 26 febbraio, la richiesta del Governo di Roma alla Commissione Europea dell’ok per non autorizzare un esportazione di 250mila dosi di vaccino anti-Covid Astrazeneca dall’Italia all’Australia. Il disco verde da Bruxelles è arrivato il 2 marzo: si blocchi. E dunque l’Italia si ritrova ad essere il primo paese membro a dare esecuzione al blocco degli export dei vaccini disposto da Palazzo Berlamont a fine gennaio, nei giorni infuocati delle polemiche con Astrazeneca per la riduzione delle consegne e il sospetto europeo che l’azienda anglo-svedese avesse preferito il mercato britannico.

La pandemia porta il protezionismo in Europa. E l’Europa non l’aveva preventivato fino in fondo: lo temeva. Quando Ursula von der Leyen ha disposto il blocco dell’export pensava più ad una misura di pressione sulle aziende, per non inciampare in un nuovo caso Astrazeneca. “Questo non è un bando delle esportazioni”, si affannava a spiegare il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis in conferenza stampa. “Trasparenza e chiarezza sono le uniche cose che vogliamo - diceva la vicepresidente della Commissione Europea Dubravka Suica - Non c’è alcun divieto di esportazione, nessun blocco delle esportazioni. Solo chiarezza e trasparenza riguardo la produzione e le consegne, è tutto qui”.

La speranza era che la sola disposizione di maggiori controlli sugli export, con l’obbligo per le aziende farmaceutiche di chiedere l’autorizzazione agli Stati nazionali e dunque all’Ue, fosse sufficiente a scoraggiare ulteriori raggiri. La speranza era di evitare il ‘baratro’ del prot...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.