Draghi debutta con la stampa: mi vaccinerò con AstraZeneca

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 19 mar. (askanews) - Un anno fa, a marzo 2020, con l'Italia chiusa nel primo vero lockdown, sui social si ironizzava sui ritardi dell'allora premier Giuseppe Conte nel presentarsi davanti ai giornalisti e su conferenze stampa che, convocate all'ora di cena, finivano inevitabilmente per svolgersi a tarda sera. E oggi, la sorte ha voluto che la prima conferenza stampa di Mario Draghi nella veste di presidente del Consiglio, prevista per le 17.30, slittasse alle 20, proprio nell'orario dei tg della sera tanto caro all'ex capo del governo e al suo portavoce Rocco Casalino. Il consiglio dei ministri convocato per approvare l'atteso decreto sostegni inizia in ritardo preceduto da una lunga riunione che serve a mettere d'accordo tutti i partiti su una vastità di misure. Le analogie con Conte però finiscono qui.

Cambia innanzitutto la location. A un mese dall'insediamento del governo Draghi per il debutto con la stampa non viene scelto Palazzo Chigi bensì la sala polifunzionale della presidenza del consiglio dall'altro lato di via del Corso, a Largo Chigi. Cambia lo stile della conferenza stampa. Addio ai lunghi preamboli di Conte che nel pieno di una sconosciuta pandemia doveva spiegare agli italiani la necessità del lockdown e nel contempo provare a rassicurarli con frasi come "stiamo distanti oggi, per abbracciarci con più calore domani". Draghi è più asciutto. Perché è nel suo stile ma anche perché oggi siamo in un'altra fase. Quella dell'ultimo sforzo, si spera, prima di uscire dalla crisi sanitaria. E della ricostruzione economica. Fa un brevissimo preambolo per dire che l'obiettivo del decreto "è dare più soldi a tutti, darli velocemente e dare il massimo possibile" e assicura che i pagamenti partiranno dall'8 aprile e saranno veloci. "E' necessario in quest'anno accompagnare le imprese e i lavoratori nel percorso di uscita dalla pandemia e dalla recessione: è un anno in cui non si chiedono soldi, si danno soldi".

Con lui ci sono i ministri dell'Economia e del Lavoro, Daniele Franco e Andrea Orlando, un tecnico e un esponente del Pd. Nessun ministro del centrodestra. La portavoce di Draghi, Paola Ansuini, preannuncia che raccoglierà le domande di due testate per volta e che il tutto durerà un'ora circa. Il premier dà risposte brevi, senza troppi giri di parole. Ma non si sottrae quando le domande toccano la sua sfera personale e più umana. Dice che farà il vaccino AstraZeneca, proprio quello che è stato nell'occhio del ciclone nell'ultima settimana, bloccato da alcuni governi europei, compreso quello italiano, perché suo figlio l'ha fatto in Inghilterra e non c'è alcun problema. A chi gli domanda come si sente di fronte alle grandi attese suscitate dal suo governo, Draghi concede una battuta: "Mi auguro che le future delusioni non siano uguali all'entusiasmo che c'è oggi". Sulla durata dell'esecutivo precisa che sarà il Parlamento a decidere. E' sottinteso quindi anche sul suo eventuale futuro come presidente della Repubblica.

Sui punti specifici del decreto lascia parlare i Ministri ma non nasconde che il provvedimento prevede un condono. Meno prudente di tanti commentatori, usa proprio quella parola e non un'altra più edulcorata come sanatoria o rottamazione. Quello approvato oggi in Cdm "è un condono ma di multe di oltre 10 anni fa". Un intervento "che abbiamo contenuto nell'importo: 5 mila euro di importo corrispondono a 2.500 netti perché ci sono interessi e sanzioni. In più l'abbiamo contenuto all'interno di un tetto di reddito. Quindi questo azzeramento permette all'amministrazione di perseguire la lotta all'evasione più efficacemente ma è chiaro che lo Stato non ha funzionato perché ha permesso l'accumulo di milioni di cartelle. Deve cambiare qualcosa e per questo c'è una norma per modificare delle norme e dei meccanismi di riscossione, una piccola, spero piccola, riforma".

Draghi spiega che il consiglio dei ministri di oggi è stata per lui "una prima esperienza molto soddisfacente. C'è stata la condivisione di tutti di un testo molto complesso rivolto a tanti settori cercando di conciliare vedute diverse". Ma non finge di non sapere che i partiti della sua maggioranza su certi temi continueranno ad accapigliarsi. Quindi coglie l'occasione di una domanda sull'attivismo e le rivedicazioni della Lega per mandare un messaggio a tutti quelli che non perdono occasione per piantare "bandiere identitarie": "E' chiato che tutti i partiti di questo governo hanno bandiere identitarie: si tratta di chiedersi quali sono quelle di buon senso e quali quelle a cui si può rinunciare senza fare un danno né alla propria identità né all'Italia".