Draghi dice no a Chigi bis. E su Russia e Ucraina bacchetta Salvini e Conte

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Roma, 16 set. (askanews) - In quella che potrebbe essere una delle sue ultime conferenze stampa da presidente del Consiglio, Mario Draghi presenta il nuovo decreto Aiuti, fa il quadro della situazione del Paese e, pur restando al di sopra della campagna elettorale, manda qualche "messaggio" ai partiti. E il primo è che non è disponibile per un nuovo "giro" a Palazzo Chigi.

Illustrando il decreto da circa 14 miliardi varato oggi in Cdm, Draghi sottolinea le priorità della sua "agenda sociale", incentrata su "sostegno all'occupazione, alla crescita, alle imprese, alle famiglie, ai più deboli". Per l'emergenza energetica, con i tre decreti Aiuti, rivendica di aver stanziato 31 miliardi, senza fare quello scostamento da 30 miliardi chiesto quotidianamente da Matteo Salvini. E su questa linea, è l'auspicio, il prossimo governo dovrebbe continuare. Infatti "non c'è motivo che si discosti" da questo percorso "se c'è crescita accompagnata da equilibrio". E al momento "c'è un rallentamento" dell'economia ma senza "sintomi di una recessione".

Scontate le domande sulla vicenda dei fondi russi, dopo che ieri il premier aveva sentito il segretario di Stato americano Antony Blinken. "Mi ha confermato - ha spiegato - l'assenza di forze politiche italiane nella lista dei destinari di finanziamenti", pur riservandosi di fare altre verifiche. E comunque "la democrazia italiana è forte, non è che si fa battere da nemici esterni e dai loro pupazzi prezzolati". Però, sollecitato dai cronisti, pur senza citarlo, una stilettata al leader della Lega sui rapporti con Mosca l'ha tirata: "C'è quello che parla con i russi? C'è anche lui, ma la maggioranza degli italiani non lo fa". Per questo dice di non condividere "visioni negative" sul futuro anche se, raccomanda a proposito della guerra in Ucraina, "nei rapporti internazionali occorre essere trasparenti, ci vuole coerenza nelle posizioni internazionali, non capovolgimenti o giravolte". E in questo caso la critica è rivolta tanto alla Lega quanto al Movimento 5 stelle: "Non si può - scandisce - votare a favore dell'invio di armi all'Ucraina e poi dire che non si è d'accordo; o ancora peggio inorgoglirsi dell'avanzata ucraina dopo che si è contro l'invio delle armi: si voleva che si difendesse a mani nude?" Il posizionamento internazionale dell'Italia è del resto un tema che sta molto a cuore al presidente del Consiglio. Certo, sottolinea, "nel centrodestra ci sono tanti punti di vista" però quella di Salvini, dubbioso sulle sanzioni e sull'invio di armi all'Ucraina, "è una visione che il governo attuale non condivide". Anche il sostegno che lo stesso Salvini e Giorgia Meloni (con cui chiarisce di avere rapporti "normali" da premier a leader di partito) danno al leader ungherese Viktor Orban non piace al presidente del Consiglio. "Noi - dice - abbiamo una certa visione dell'Ue: difendiamo lo stato di diritto. I nostri alleati sono Germania, Francia e altri Stati che difendono lo stato di diritto. Com'è che uno si sceglie i partner? Sulla base di una certa comunanza ideologica ma ci dovrebbe essere anche un'altra considerazione: è interesse nazionale? Ci si dovrebbe chiedere: quali sono i partner che mi aiutano a difendere meglio gli interessi degli italiani?" Venendo alle questioni interne, sempre alla Lega è rivolto un affondo sullo stop alla delega fiscale, su cui una forza politica "non ha mantenuto la sua parola". La stessa forza, cioè il Carroccio, che oggi in Cdm ha votato contro il decreto legislativo sulla mappatura delle concessioni, anche balneari. E che chiede (come anche Fdi) la revisione del Pnrr. "E' stato quasi tutto bandito, c'è poco da rivedere", chiarisce sul punto, aggiungendo che al contrario occorre "continuare con determinazione" l'attuazione del Piano di ripresa e resilienza "che è il canale più grande che abbiamo di investimenti pubblici".

Dubbi, perplessità e qualche sassolino dalla scarpa che evidentemente Draghi voleva togliersi prima del voto. Lunedì il premier partirà per New York per partecipare, tra le altre cose, all'assemblea generale dell'Onu. Al suo rientro la parola passerà agli elettori ed è a loro che il presidente del Consiglio rivolge un appello: "La cosa importante è che tutti vadano a votare".