Draghi e la partita dei numeri a Camera e Senato

Filippo Frignani
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AGI  - I partiti si interrogano sul sostegno a Mario Draghi, incaricato dal Presidente della Repubblica di formare un nuovo governo per portare in sicurezza il Paese attraversato dalla crisi economica, sanitaria e sociale.

Se i mercati azionari sembrano aver già accordato la fiducia all'ex presidente della Banca centrale europea, come dimostrano gli indici della Borsa e il netto calo dello spread, nei palazzi della politica si valutano le prospettive future e già da ieri sera, subito dopo l'annuncio del Colle, si pesano le dichiarazioni dei leader per capire se Draghi avrà o meno il via libera del Parlamento.

Il no a elezioni anticipate in piena emergenza Covid e con il dossier sul Recovery fund ancora aperto, e la scelta di dare vita a un esecutivo istituzionale ha dato l'avvio alla reazione dei partiti. Nelle segreterie si guarda al pallottoliere per verificare se il nascente governo raggiungerà l'asticella della maggioranza a Montecitorio e a Palazzo Madama.

Calcoli non semplici, che devono necessariamente tenere in considerazione le divisioni che attraversano i partiti e i distinguo emersi nelle coalizioni. I fari sono dunque puntati sulla Lega e sul Movimento 5 stelle (che alla Camera e al Senato hanno a disposizione rispettivamente 191 e 283 parlamentari) e anche su Fratelli d'Italia, forte dei suoi 33 deputati e 19 senatori.

ll Movimento 5 stelle, che attualmente conta 191 deputati e 92 senatori, al momento si è espresso contro un esecutivo tecnico. Il capo politico Vito Crimi, già ieri sera aveva chiuso all'ipotesi di un appoggio all'ex governatore della Banca d'Italia, ma la discussione è totalmente aperta. Alle 15 il Movimento riunirà i gruppi parlamentari.

Sarà quella l'occasione per trovare una linea, anche in vista delle possibili nuove uscite di alcuni parlamentari che potrebbero seguire le orme di Emilio Carelli, che ieri ha detto addio ai compagni e annunciato l'intenzione di dare vita a una nuova aggregazione politica.

Un sostegno compatto a Draghi (fatte salve improbabili sorprese) arriverà dal Partito democratico (93 deputati e 35 senatori). Nicola Zingaretti, dopo il fallimento della trattativa per tenere in piedi l'alleanza che ha garantito la maggioranza a Giuseppe Conte, ha criticato Matteo Renzi e confermato l'ok alla decisione di Mattarella "che ha posto rimedio al disastro provocato dalla irresponsabile scelta della crisi di governo".

Una posizione che sarà oggetto delle riunioni con deputati e senatori convocate nel primo pomeriggio. A quella dei deputati dem parteciperà anche Stefano Ceccanti che oggi ha auspicato nel "si' di molti colleghi di M5s con cui abbiamo lavorato molto bene in questi mesi".

Anche da Italia viva, che con i suoi 28 deputati e 18 senatori è stato l'ago della bilancia dell'alleanza rosso-gialla, non ha dubbi. "Ora è il momento dei costruttori" e "della sobrietà", ha scandito stamattina Matteo Renzi nel chiedere "a tutte le persone di buona volontà" di sostenere Draghi mettendo da parte le polemiche.

Leu resta al momento alla finestra. I 6 senatori e i 12 deputati (compresi quelli della componente di Sinistra italiana) al momento non hanno ancora imboccato una via comune. Per il capogruppo alla Camera, Federico Fornaro, l'appello di Mattarella non può essere ignorato: "Ascolteremo il presidente incaricato e decideremo il nostro voto sulla fiducia", dice al termine di una riunione con i suoi colleghi.

Voti in sostegno di Draghi arriveranno sicuramente dal centrodestra, che però è alla ricerca di una posizione che metta d'accordo la disponibilità espressa di Forza Italia (91 deputati e 52 senatori) con la richiesta di voto giunta da FdI (33 deputati e 19 senatori) e dalla Lega (131 deputati e 63 senatori), pronti comunque a lavorare per il Paese nell'attesa, quando sarà, di un ritorno alle urne.

La coalizione si riunirà nella tarda mattinata insieme alle componenti minori: da Cambiamo a Noi per l'Italia all'Udc, che comprendono una quindicina di parlamentari. I due senatori e dai quattro deputati di Più Europa, Azione e Radicali sembrano infine orientati per il sì alla fiducia.