Draghi e Scholz per un'intesa forte, che però inciampa sulle regole Ue

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Italy's Prime Minister, Mario Draghi (R) and German Chancellor Olaf Scholz shake hands during a joint press conference on December 20, 2021 following their meeting at Palazzo Chigi in Rome. (Photo by GUGLIELMO MANGIAPANE / POOL / AFP) (Photo by GUGLIELMO MANGIAPANE/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: GUGLIELMO MANGIAPANE via Getty Images)
Italy's Prime Minister, Mario Draghi (R) and German Chancellor Olaf Scholz shake hands during a joint press conference on December 20, 2021 following their meeting at Palazzo Chigi in Rome. (Photo by GUGLIELMO MANGIAPANE / POOL / AFP) (Photo by GUGLIELMO MANGIAPANE/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: GUGLIELMO MANGIAPANE via Getty Images)

“Per la domanda sul Patto di Stabilità lascio la parola al cancelliere Scholz perché io non sono competente”. Risate ironiche in sala stampa quando Mario Draghi pronuncia queste parole nella conferenza con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, al termine del loro incontro a Palazzo Chigi. Sorride lo stesso presidente del Consiglio. E sorride anche il leader arrivato da Berlino: “Lo contraddico subito: Draghi è molto competente e l’Italia deve considerarsi felice di avere al suo vertice un uomo come Draghi così competente”.

Ma al di là dei convenevoli e del clima estremamente armonico tra i due, al di là della cooperazione avviata tra Roma e Berlino per la firma di un’intesa che però si annuncia meno profonda del Trattato del Quirinale siglato con Parigi, sul futuro delle regole fiscali sospese per la pandemia non c’è unità di vedute. Eppure, e forse è questa la vera novità, non ci sono scontri in vista, quasi che la pandemia serva a smorzare le posizioni di ognuno per consentire a tutta l’Unione di reggere il colpo.

Scholz preferisce non cambiare le regole sul 60 per cento del rapporto tra deficit e pil e del 3 per cento del rapporto tra deficit e pil. Per il cancelliere, che su questo deve tener conto dei ‘freni’ della parte liberale della sua coalizione di governo, il Patto di stabilità “ha sempre dimostrato grande flessibilità e lo sta facendo tuttora”.

La prova, insiste davanti ai giornalisti, sta nei “750 miliardi di euro messi a disposizione” degli Stati membri con il Next Generation Eu, il piano anti-pandemia approvato l’anno scorso che incentiva gli investimenti per la ripresa, soprattutto nella transizione ecologica e digitale. “È un fatto unico”, continua Scholz, che si aggiunge al piano ‘Sure’ di “300 miliardi di euro per la cassa integrazione” lanciato dall’Ue nella primavera del 2020. “È un enorme processo, ora l’ambizione è usare questi soldi”.

Il neo-cancelliere tedesco, in carica dall’8 dicembre scorso, guida socialista in continuità con il passato governo di Grande coalizione di Angela Merkel, fa i complimenti all’Italia per il piano di ripresa e resilienza nazionale. “Tanto di cappello per l’impegno italiano sul Pnrr”, dice. Ma pur garantendo “cooperazione” e “lavoro comune sulle regole, dobbiamo parlare con una sola voce”, Scholz non arriva a ipotizzare una revisione del Patto di stabilità come invece chiede l’Italia, la Francia e gli altri paesi del sud Europa, quelli con un debito pubblico più alto e difficile da smaltire. “Le regole hanno già la loro flessibilità”, tale da “garantire a tutti la soluzione per risolvere i propri problemi”, ribadisce il cancelliere. Dunque queste stesse regole possono essere usate “in futuro e su questo sono d’accordo tutti i partiti del nuovo governo tedesco”.

Draghi ha una visione diversa, ma non alimenta uno scontro tra l’altro noto, tanto che appunto, alla seconda domanda sul tema, preferisce dare la parola a Scholz con una battuta. Si sa che il leader liberale tedesco, Christian Lindner, ministro delle finanze del governo Scholz, non abbandona la sua ‘fede rigorista’, ancora molto sentita nell’opinione pubblica in Germania. Ma l’ex governatore della Bce è convinto che la crisi da pandemia continuerà a imporre a tutti gli Stati membri dell’Ue la strada obbligata degli investimenti per la ripresa. Il problema di far rientrare il debito - quello italiano è al 150 per cento del pil - sarà oggetto di discussione ma è destinato a passare in secondo piano rispetto all’esigenza di rimettere in sesto tutte le economie dell’Ue e della zona euro, legate indissolubilmente l’una all’altra.

“Ci sarà un avvicinamento di posizioni - sono le parole di Draghi - Il dopo-pandemia chiama tutti i paesi a finanziare progetti senza precedenti nel caso della transizione ambientale, digitale, della difesa comune. Sono progetti imponenti, occorrerà vedere come si innestano nelle nuove regole di bilancio. Forse sono troppo ottimista ma questo campo è più semplice degli altri”. Addirittura.

Dopo la firma del Trattato del Quirinale con Emmanuel Macron, la visita di Scholz a Roma sottolinea l’avvio della cooperazione tra Italia e Germania per la firma di un’intesa bilaterale. “Abbiamo appena cominciato un percorso insieme - dice Draghi - sapere se sarà un Trattato, un protocollo, un memorandum è un po’ troppo. Abbiamo individuato una serie di aree, i ministri competenti identificheranno un metodo. Lo giudicheremo alla fine del percorso”. Il nuovo ‘patto’ si annuncia meno forte dell’intesa siglata con Parigi, anche perché i tedeschi non vogliono offuscare l’asse storico che da sempre li lega ai francesi.

Ma la cooperazione con la Germania, dopo quella con la Francia, apre la strada ad una possibile riforma dell’Ue per eliminare il diritto di veto che blocca le decisioni in Consiglio soprattutto in politica estera. Non c’è nulla di concreto nell’orizzonte immediato, ma su questo Draghi e Scholz sono completamente d’accordo.

“La regola dell’unanimità - dice Draghi - è diventata un ostacolo alla capacità di agire dell’Unione. Specialmente in politica estera e difesa, non è semplice rinunciare all’unanimità, per esempio quando devi decidere di mandare dei soldati su un fronte. Per questo, come dice Scholz, bisogna superare l’unanimità ma bisogna trovare sempre un’intesa”.

La cornice di questo bilaterale italo-tedesco è la recrudescenza della pandemia. Ma l’immagine è ribaltata: stavolta è l’Italia che fa scuola. La Germania deve invece fronteggiare una situazione molto più complicata dal punto di vista dei contagi e del basso tasso di vaccinazione.

“In Italia avete un’alta percentuale di vaccinati già con due dosi e vi avviate a gestire la terza. Anche noi abbiamo tanti vaccinati ma non tanti quanto avremmo voluto”, ammette Scholz che domani ha in programma un difficile incontro con i governatori del Land tedeschi per decidere ulteriori misure restrittive. “Abbiamo introdotto un’unità di crisi covid paragonabile al Cts italiano e anche noi ora abbiamo un Generale alla guida perché vogliamo evitare situazioni con troppi esperti e proposte contraddittorie”, dice il cancelliere con evidente riferimento al ruolo del ‘nostro’ generale Figliuolo.

Draghi apprezza i complimenti e passa oltre. “Grazie per gli elogi sui vaccini - dice - ma c’è ancora da lavorare. Occorre essere attenti”. Il premier cita la “cabina di regia” che riunirà il 23 dicembre, “passeremo in rassegna i provvedimenti da prendere. Nulla è stato deciso, decideremo sulla base dei dati dell’ultimo sequenziamento per vedere la velocità di diffusione di omicron. Il succo è procedere con la massima velocità alla somministrazione della terza dose”.

La diversità di vedute con Scholz sul patto di stabilità non minaccia di riportare l’Unione alla lacerazione nord-sud che nell’estate 2020 accompagnò la gestazione del Next Generation Eu. Resta solo da capire se sarà Draghi a gestire le consultazioni sulle regole fiscali l’anno prossimo da Palazzo Chigi o se invece si ritroverà al Quirinale: fattore non indifferente sull’esito finale del confronto. Un’intesa va trovata entro il 2023, quando terminerà la sospensione la ‘vecchia’ governance.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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