Draghi, il rischio era calcolato davvero

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(Photo: Horacio Villalobos via Getty Images)
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Sembrava la puntata al buio di un giocatore di poker il “rischio calcolato” di Mario Draghi del 17 aprile scorso, quando annunciò con grande sorpresa di molti che il 26 aprile sarebbero tornate le zone gialle, la scuola in presenza e via via la riapertura di musei, cinema e ristoranti a pranzo e a cena, ma solo all’aperto. Meno epico del churchilliano annuncio dell’operazione Dunkerque, ma epocale nel suo piccolo per spezzare la spirale di disillusioni, rassegnazioni e fine pena mai dell’Italia da un anno alle prese con il Covid, l’ex governatore della Bce, possiamo dirlo ora, lo è stato. Sarà per l’abitudine a lanciare il guanto di sfida contro avversità planetarie, come nel caso del whatever it takes che mise dentro ad un’economia europea negletta una manovra anticiclica e anche, allora, in un’offensiva che, a bocce ferme, era solo una scommessa.

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Le discontinuità che cambiano il corso degli eventi e che conferiscono ad un politico, non politico come in questo caso, la statura del leader (che a Draghi era stata conferita a prescindere). Draghi ha buttato il cuore oltre l’ostacolo circondato dai dubbi di moltissimi scienziati e dalle pretese di alcuni esponenti del governo subito pronti a dire, ha fatto quello che volevamo noi. Non è andata affatto così e l’opinione pubblica lo sta constatando con mano. Il premier ha dato il là alle graduali riaperture tenendo la mano sempre sul freno, sapendo, reputando o scommettendo di non doverlo tirare mai più. E, in effetti, lo scetticismo di fondo ha permeato la vita di tutti nella prima settimana, “vedrai che adesso richiude”. Ma anche dei politici, l’altra parte del governo, quella che c’era con Conte, a vivere con ansia questo salto in avanti, perché la coperta rigorista aveva sempre pagato (anche se è tutto da dimostrare che non discernere con maggior lucidit...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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