Draghi, la prossima grana è la proroga (o no) dello stato d'emergenza

·4 minuto per la lettura
I (Photo: ALBERTO PIZZOLI via AFP via Getty Images)
I (Photo: ALBERTO PIZZOLI via AFP via Getty Images)

Draghi, Speranza e l’ala “rigorista” del governo puntano a prorogare lo stato di emergenza in scadenza a fine anno. Magari di soli tre mesi: per “scavallare” l’inverno. Ma il tema ufficialmente non è ancora sul tavolo: per non impensierire l’opinione pubblica, perché la decisione finale sarà presa sulla base dei dati, e perché la strada è complessa. Servirà un decreto legge o comunque un passaggio in Parlamento, e nella maggioranza c’è il nodo della Lega. Salvini non si sbilancia ma è tendenzialmente contrario, tanto meno vuole lasciare quello spazio alla Meloni. Inoltre, i tempi rischiano di incrociarsi con la partita, ancora più calda, della manovra. Di qui la fuga in avanti, altrettanto identitaria, di Enrico Letta: “Se necessario il governo proporrà la proroga, e noi la appoggeremo”. La linea del Nazareno non cambia: “Rigore e coerenza finché non ne usciremo”.

I fatti: lo stato di emergenza è in vigore fino al 31 dicembre e il ministro della Salute ha precisato che “la decisione verrà presa nell’imminenza della scadenza”. Il mantra che interlocutori di ogni ordine e grado ripetono è che tutto dipenderà dalla curva dei contagi. Palazzo Chigi però ha pochi dubbi: i numeri, sebbene sotto controllo e non paragonabili all’anno passato, sono in risalita. L’Italia ha superato la (prima) soglia psicologica dei 50 contagi ogni 100mila abitanti, in dieci regioni va persino peggio. Gli esperti ricordano che il sistema dei “colori” è soltanto dormiente, e si torna a parlare di “salvare il Natale”.

Ecco perché l’ala rigorista della maggioranza vorrebbe continuare con lo stato di emergenza. Solo così si potrà mantenere in piedi la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo che si prepara alla campagna massiccia per la terza dose. E, dopo il via libera di Ema e Aifa a coordinare l’immunizzazione dei bambini da 5 a 12 anni. Non basta: solo le regole eccezionali consentiranno la prosecuzione del Cts, che è stato il “braccio scientifico” delle scelte in pandemia.

Tutto questo, però, non sarà né facile né indolore. Sul piano giuridico, lo spazio per le proroghe – 24 mesi – finisce inderogabilmente il 31 gennaio 2022. Lo prevede il decreto legislativo del 2018 che contiene il Codice della Protezione Civile: per superarlo non basterebbe un passaggio il consiglio dei ministri. Servirebbe una norma “primaria”, decreto legge o emendamento, da varare a maggioranza in Parlamento. E sul piano politico questa maggioranza non è detto ci sia. Giorgia Meloni, leader dell’unico partito di opposizione, ha già avvisato Mario Draghi durante il recentissimo colloquio a palazzo Chigi: “Se il green pass funziona, non c’è bisogno della proroga”. Tiene le carte coperte Salvini, che pur tendenzialmente ostile ai poter speciali del governo, negli ultimi giorni ha concentrato le energie sul fronte della manovra e del fisco.

Ad aprire le danze è stato il segretario del Pd Letta con un tweet netto: “Se necessario il governo proporrà la proroga dello stato di emergenza. E noi l’appoggeremo. Le regole consentono la libertà: della vita privata, di divertirci, tornare al cinema, andare al lavoro. Manteniamole e saremo in grado di farcela”. Il Nazareno è (non da oggi) iper- rigorista, e rimarca la distanza con la destra anche in chiave identitaria. L’ex ministro delle Regioni Boccia: “Non torniamo indietro nel tempo, quando Lega e Fdi in Parlamento votavano contro la proroga. Anche questa volta la proroga sarà inevitabile, come l’uso del green pass e la terza dose di vaccino”.

Altrettanto realistici gli alleati di governo. Ragiona il capogruppo renziano Davide Faraone: “Se dovesse essere necessario è ovvio che sosterremo la proroga”. “Siamo pragmatici – chiosa il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani – Se i contagi salgono e la situazione peggiora la proroga servirà. Altrimenti no”. Linea che ribadisce la capogruppo azzurra al Senato Bernini: “Se ci fosse la necessità di proroga noi non ci opporremmo, la priorità è creare un argine italiano alla quarta ondata. Siamo stati i migliori in Europa e non possiamo retrocedere adesso”. Mentre il governatore ligure Giovanni Toti si spinge a sostenere la proposta dell’immunologo Abrignani sul (complicato) lockdown per i non vaccinati: “Non ci troverei nulla di strano”.

Posizionamenti. In attesa di capire tra freddo in arrivo, raffreddori di stagione e addio ai dehors dei locali, come evolverà la situazione. Tenendo i nervi saldi, avvisa il sottosegretario centrista alla Salute Andrea Costa: “Nel governo non stiamo ancora discutendo della proroga. Valuteremo al momento opportuno. Parlarne oggi rischia di alimentare un cima di incertezza e preoccupazione. Procediamo intanto con la terza dose”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli