Draghi mette d'accordo rapidità e sindacati

·Business editor L'Huffington Post
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PORTO, PORTUGAL - MAY 08: Italian Prime Minister Mario Draghi delivers remarks during a press conference at the end of the informal meeting of Heads of State and Government on May 08, 2021 in Porto, Portugal. European Union leaders meet with India's Prime Minister Modi in the global fight against the Covid-19 pandemic. (Photo by Horacio Villalobos#Corbis/Getty Images) (Photo: Horacio Villalobos via Getty Images)
PORTO, PORTUGAL - MAY 08: Italian Prime Minister Mario Draghi delivers remarks during a press conference at the end of the informal meeting of Heads of State and Government on May 08, 2021 in Porto, Portugal. European Union leaders meet with India's Prime Minister Modi in the global fight against the Covid-19 pandemic. (Photo by Horacio Villalobos#Corbis/Getty Images) (Photo: Horacio Villalobos via Getty Images)

È quel “risultato positivo” che Maurizio Landini pronuncia a sera per commentare le nuove norme sui subappalti a dire che il metodo Draghi ha funzionato. La Cgil e il Pd ottengono più tutele per i lavoratori e allo stesso tempo il premier può dire a Bruxelles che c’è un cambio di passo. E così l’accordo raffredda quella questione a sinistra che il premier si è ritrovato a dover gestire proprio nella settimana decisiva per avviare il Recovery. Ma soprattutto è funzionale a Draghi per un altro motivo: il piano da 248 miliardi può partire con il via libera di tutti, dai sindacati all’intera maggioranza, a quel decreto sulle semplificazioni e sulla governance che blinda la missione e i poteri del premier. Tutti dicono sì alle regole per spendere bene e velocemente i soldi e tutti dicono sì alla centralizzazione del controllo a palazzo Chigi e al Tesoro.

La soddisfazione per l’intesa sui subappalti che viene fuori dalle dichiarazioni di tutti i partiti di maggioranza e da quelle dei sindacati restituisce l’immagine di un fronte che il premier ha saputo ricompattare. Non un blocco unico, compatto solo dopo giorni di accuse e di veti, ma quello che conta e che di fatto serve a Draghi è un sigillo politico al Recovery che contiene due messaggi. Il primo con destinatario Bruxelles: l’Italia non è in ritardo sul Recovery, anzi è persino in anticipo di due giorni rispetto alla scadenza di fine maggio. Il secondo, rivolto alla maggioranza: i giochi sono chiusi e d’ora in poi si gioca con le regole fissate. Niente ribaltoni in Parlamento, capricci o fughe in avanti.

Se tutto questo si tiene in piedi è anche perché il premier ha saputo dare risposte alle esigenze fisiologiche dei partiti. Va bene la cabina di regia con i poteri di commissariamento a palazzo Chigi, vanno bene i ministri tecnici nei posti che contano, ma sull...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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