Draghi pensa a un unico decreto per estendere l'obbligo del Green pass anche ai lavoratori privati

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ROME, ITALY - SEPTEMBER 02: Italian Prime Minister Mario Draghi meets the Prime Minister of Lithuania Ingrida Simonyte (not in picture) before their meeting at Palazzo Chigi, on September 2, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - SEPTEMBER 02: Italian Prime Minister Mario Draghi meets the Prime Minister of Lithuania Ingrida Simonyte (not in picture) before their meeting at Palazzo Chigi, on September 2, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Il presupposto da cui parte il ragionamento sull’estensione del Green pass e che ha sbloccato lo stallo è il seguente: “Non ci sono categorie di imprese o aziende private che non vogliono l’obbligo del Certificato verde per i propri dipendenti”. È il concetto che in queste ore rimbalza negli uffici di Palazzo Chigi dove ci si prepara alla cabina di regia di giovedì e dove, prima del Consiglio dei ministri, Mario Draghi proverà a estendere il passaporto sanitario a tutti i lavoratori, non solo a quelli pubblici. L’obiettivo del premier è ampliare l’obbligo del certificato verde subito e con un unico decreto. In questo caso potrebbe essere necessario un nuovo confronto con le parti sociali ma anche superare la resistenza di Matteo Salvini che ritiene necessario un uso limitato di questo strumento. Per questo motivo non è ancora del tutto esclusa l’idea di procedere per grandi. Molto dipenderà dallo scontro in atto all’interno alla Lega.

Certamente giovedì sarà approvata la norma che estenderà il Green pass ai dipendenti della Pubblica amministrazione, a questi si aggiungeranno coloro che, nei settori privati, lavorano a contatto con il pubblico, in particolare con chi ha l’obbligo di mostrare il certificato verde. Parliamo di bar, ristoranti, cinema, teatri e palestre. Su questo anche Salvini è d’accordo ma non sull’estensione totale, su cui il premier lavorerà nei prossimi due giorni.

Del dossier Salvini non se ne sta occupando in prima persona. Anche l’atteso incontro con Draghi ancora non c’è stato e tra un comizio e l’altro, solo oggi sei punti stampa organizzati, il leader della Lega continua a opporsi mentre gran parte dei suoi va in un’altra direzione: “Estenderlo a tutti i lavoratori? Saremmo gli unici in Europa a farlo”. Di parere opposto il Pd e Forza Italia che condividono la strategia dell’esecutivo. Il premier Draghi tira dritto sembra non curarsi di Salvini convinto di avere gran parte della Lega, guidata da Giancarlo Giorgetti, e dei governatori del Nord dalla sua parte: “Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato anche quando sono impopolari”, dice citando Beniamino Andreatta in occasione della cerimonia per l’intitolazione all’ex ministro Dc dell’aula magna della Bologna Business School.

Salvini, pur di tenere il punto, cerca di cucire con Luca Zaia e torna a chiedere “milioni di tamponi rapidi gratis”. Il governatore del Veneto, che nei giorni scorsi aveva definito il green pass “una patente di libertà”, e aveva osservato che la linea vincente dentro la Lega “è quella dei governatori”, ora, invece, sembra tornare sui suoi passi. Nega che ci sia un asse con Giorgetti, smentisce l’esistenza di una chat dei governatori e soprattutto torna a parlare di un “uso limitato” del certificato verde. A ruota, secondo una regia ben definita, arriva la dichiarazione del leader: “Ho appena sentito Zaia, che ribadisce che va usato in maniera limitata”. Ma restano voci isolate rispetto a chi, nella Lega, dà voce agli imprenditori del Nord che chiedono il Green pass obbligatorio per i loro dipendenti. Ed è d’accordo anche tutto il resto del governo. Da qui la decisione di Draghi di provare la strada di un unico decreto, già giovedì, che racchiuda tutti i lavoratori, pubblici e privati.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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