Draghi preme per una posizione comune per evitare una crisi umanitaria

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Getty images (Photo: Getty images)
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Le cancellerie di tutto il mondo si muovono per gestire la crisi in Afghanistan. Il premier Mario Draghi è al lavoro per riunire i grandi della terra del G20 già nei primi giorni di settembre per rafforzare un approccio comune e un coordinamento con altri importanti partner come Russia, Cina e Turchia. Il presidente del Consiglio sente il francese Emmanuel Macron e il presidente russo Vladimir Putin, uno dei principali attori extraeuropei dopo la ritirata dell’Occidente dal Paese mediorientale, e si dicono d’accordo.

Entro la fine di agosto l’Italia vuol far rimpatriare gli ex collaboratori afghani, circa 2500, ma sul territorio, dove i talebani hanno preso il potere, le difficoltà non sono poche. E vi è molta apprensione per i flussi migratori che saranno in arrivo nelle prossime settimane. Il focus è sull’azione che la Comunità internazionale deve mettere in atto per favorire la stabilità in Afghanistan, ogni sforzo è volto a scongiurare una catastrofe umanitaria, a contrastare il terrorismo e i traffici illeciti e a difendere i diritti delle donne.

I ministri degli Esteri che fanno parte della Nato si riuniranno venerdì in un incontro straordinario. Intanto sempre i ministri degli Esteri del G7, tra cui Luigi Di Maio, si sono visti per una riunione d’urgenza in attesa del vertice straordinario dei capi di Stato e di governo in programma per i prossimi giorni. Si stabilisce che è fondamentale agire in maniera coordinata nei confronti dei talebani, che attualmente a fasi alterne bloccano il traffico aereo non permettendo talvolta gli espatri. “E’ fondamentale mantenere uno stretto coordinamento tra alleati per impostare una strategia condivisa nei confronti della nuova situazione a Kabul - ricorda Di Maio - per promuovere una discussione approfondita tra i membri sull’Afghanistan” che “fornirà l’opportunità di ampliare il sostegno a un approccio comune. Il format del G20 ci consentirà di coordinare la nostra posizione con altri importanti partner: Russia, Cina, Turchia”.

Dal G7 E viene lanciato un appello rivolto ai talebani: “Garantire la sicurezza di chi vuole lasciare Kabul”. Sono le ore in cui le foto delle madri disperate che passano i loro figli sopra il filo spinato ai soldati stranieri pur di metterli in salvo fanno il giro del mondo. I ministri degli Esteri chiedono il rispetto dei diritti umani, inclusi quelli “delle donne, dei bambini e delle minoranze”. Si è convenuto sulla necessità di agire come un unico blocco per avere più potere nei confronti dei talebani. Temi che la settimana prossima - il 26 e 27 agosto - Draghi e Di Maio discuteranno direttamente con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov in visita in Italia.

Se a livello europeo si sta cercando di fare fronte comune, sul piano politico italiano Giuseppe Conte viene investito da feroci critiche, soprattutto dallo stesso Movimento 5 Stelle ma anche dal Pd e da Italia Viva, per la sua ‘apertura’ al dialogo con il nuovo Emirato islamista.

“È importante agire in maniera coordinata nei confronti dei talebani. Dobbiamo giudicarli dalle loro azioni, non dalle loro parole”, sembra correggerlo Di Maio che chiede di “mantenere una posizione ferma sul rispetto dei diritti umani e delle libertà, e trasmettere messaggi chiari tutti insieme”. Grillo non ci sta e critica entrambi parlando di “fuga disonorevole” e “macchia indelebile” e accusa i vertici M5s di essere “Yes man”.

L’ex premier difende la sua linea di “dialogo serrato” pur con la ferma richiesta del “rispetto dei diritti umani” e replica duramente ai suoi detrattori: “Di fronte al disastro umanitario che è in corso in Afghanistan, dove sono in pericolo i più elementari diritti fondamentali, è vergognoso che in Italia ci sia chi gioca a strumentalizzare fatti e dichiarazioni per biechi fini di polemica politica”. Tuttavia non solo M5s ma anche il Pd con Emanuele Fiano critica l’ex premier: “Non so esattamente cosa abbia in mente Giuseppe Conte, ma il Partito Democratico non vuole dialogo con i terroristi, con chi calpesta i diritti delle donne, con chi compie delitti contro l’umanità, con chi spara contro la folla”. Anche la capogruppo di Italia Viva Maria Elena Boschi ha delle riserve: “Dire che bisogna dialogare coi Talebani per le loro ‘dichiarazioni distensive’ mentre le mamme gettano i bambini sopra il filo spinato per salvarli e mentre i Talebani vanno casa per casa a cercare le donne significa capire poco di politica estera. E non capire nulla dei Talebani. Meno male che a Chigi c’è Draghi e non Conte”.

La tensione è tale che Conte scrive su Facebook contro il suo stesso partito: “La polemica proviene dagli esponenti di quella stessa forza politica che ha inneggiato al “rinascimento arabo” e che ha sostenuto fideisticamente che il percorso che si stava compiendo in Afghanistan fosse risolutivo e privo di errori”. Di Maio frena ancora e chiede che i talebani vengano giudicati dalle “loro azioni e non dalle loro parole”. Perché al momento la trattativa per i rimpatri è ancora in salita.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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