Draghi riceve Michel: ancora nessuna data sul G20 sull'Afghanistan

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ROME, ITALY - SEPTEMBER 09: Italian Prime Minister Mario Draghi meets the President of the European Council Charles Michel before their meeting at Palazzo Chigi, on September 9, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - SEPTEMBER 09: Italian Prime Minister Mario Draghi meets the President of the European Council Charles Michel before their meeting at Palazzo Chigi, on September 9, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Una data per un G20 straordinario sull’Afghanistan, cruccio di Mario Draghi, ancora non c’è. Né il premier poteva deciderla con Charles Michel. Ma su una cosa il capo del governo e il presidente del Consiglio europeo si sono trovati d’accordo oggi nel loro colloquio a Palazzo Chigi: la forte preoccupazione che l’Afghanistan a guida talebana possa ridiventare un covo di terroristi.

Il lato più legato alla sicurezza del paese finito nel caos dopo il ritiro delle truppe occidentali finisce al centro dell’incontro tra Draghi e Michel a Roma. Nell’immediato è questa infatti la questione che più preoccupa l’Ue, alle prese con un nuovo ‘dossier migranti’ dall’Afghanistan e ancora una volta senza strumenti efficaci per agire su una materia da sempre complicata per i 27 Stati membri.

Draghi approfitta dell’incontro di oggi con Michel per ribadire la sua richiesta che il tema dell’immigrazione resti alto nell’agenda del Consiglio Europeo. Ma, riferiscono fonti diplomatiche dopo l’incontro, non è all’orizzonte una nuova discussione sull’argomento nei prossimi vertici europei.

Vertici che Draghi e Michel mettono a fuoco nel loro colloquio, a partire dal summit sui Balcani ospitato il 6 ottobre in Slovenia dalla presidenza di turno dell’Ue. Ma, a distanza di quasi tre mesi dal Consiglio Europeo di giugno che liquidò la questione immigrazione in soli dieci minuti, non ci sono novità sul tema, mentre prende piede la pratica dei paesi dell’est di costruire muri per fermare i migranti: l’ultimo è sorto in Polonia per bloccare i flussi da Afghanistan e Iraq, senza che Bruxelles alzi un dito per contestare.

Sul dossier afgano l’Unione prende tempo, di fatto. Il governo ad interim dei talebani “non rispetta le aspettative” dell’Unione europea, poiché non rispetta “i benchmark di incisività e rappresentanza delle diversità”, dice il portavoce del servizio europeo per l’azione esterna Peter Stano. “Aspettiamo la formazione di un esecutivo più stabile” in Afghanistan “e sulla base” di come sarà formato “decideremo se è possibile impegnarci” nel dialogo.

Ma è tutto fermo anche sul fronte dell’organizzazione di un G20 straordinario sull’Afghanistan. Martedì scorso Draghi ha strappato la disponibilità di Xi Jinping, in un colloquio telefonico, ma il leader cinese ha posto le sue condizioni: a patto che l’Italia si impegni a favorire il dialogo tra Pechino e Bruxelles, messo in crisi dal riallineamento dell’Unione al Patto Transatlantico con gli Usa dopo l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Il tema è stato poi affrontato dal premier nel colloquio con il turco Erdogan. Ma la data ancora non c’è.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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