Draghi a tutto campo, parla di obbligo vaccinale e accusa Ue di mostrare povertà su Afghaqnistan

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Image from askanews web site
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Roma, 2 set. (askanews) - Mario Draghi torna a parlare in conferenza stampa dopo la pausa agostana. Un incontro con i giornalisti a tutto tondo. Stoppa sul nascere l'"offensiva" politica di Matteo Salvini e della Lega e torna a sferzare l'Unione europea per il suo comportamento sulla crisi afghana. Ancora, considera "offensivo" che si accosti il suo nome alla possibile successione a Sergio Mattarella al Quirinale.

Dopo che ieri i deputati del Carroccio avevano votato in commissione alla Camera contro il green pass, oggi, poco prima dell'incontro del premier con i giornalisti, il segretario leghista aveva chiesto ("per evitare problemi, litigi e ritardi") una "cabina di regia" su riforma del fisco, degli appalti e della burocrazia, delle pensioni, contrasto all'immigrazione clandestina e infiltrazioni terroristiche.

La posizione leghista crea tensioni nella maggioranza, con il Pd che chiede un "chiarimento". Draghi però in conferenza stampa ostenta tranquillità e sicurezza. "Il governo va avanti", assicura, aggiungendo che un eventuale "chiarimento politico lo fanno le forze politiche". Certo, "è chiaro che sarebbe auspicabile una maggiore convergenza" sui provvedimenti, ma "il governo sta in piedi perchè il Parlamento lo vuole" e "se c'è un chiarimento politico quello è un qualcosa che viene deciso a livello di partiti, non di governo".

Per quanto lo riguarda, non c'è nessuna apertura, anzi il contrario, su quel che chiedono i leghisti, a partire dalla questione del green pass. Per il futuro, quando i vaccini diventeranno farmaci approvati in via definitiva anche dall'Ema e dall'Aifa, l'orizzonte è quello dell'obbligo vaccinale. Intanto, però, il 'certificato verde' sarà sicuramente esteso. La cabina di regia (che ci sarà "comunque", al di là della richiesta di Salvini) si terrà quindi non per decidere "se" ma per "chi e quanto svelti". Del resto la vaccinazione, è la sua convinzione, sta funzionando. Entro settembre l'obiettivo è raggiungere l'80% di persone immunizzate, e occorre continuare perchè è "un atto verso se stessi e anche di solidarietà verso gli altri, di protezione della propria famiglia e delle persone con cui si viene in contatto". E' dunque, per il premier, particolarmente "odiosa" e "vigliacca" la violenza dei no vax contro giornalisti e operatori sanitari.

Anche sull'altro cavallo di battaglia della Lega, il tema dell'immigrazione, Draghi chiude decisamente la porta alle critiche e in particolare agli attacchi praticamente quotidiani alla ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. "Lavora molto bene, il problema è molto difficile, e io non ho visto nessuno che abbia la bacchetta magica. I numeri non sono spaventosi, abbiamo avuto anni peggiori e credo che la ministra Lamorgese faccia il suo lavoro e lo faccia bene", ha detto, sottolineando che sarebbe interessante raffrontare quello che non va oggi con "quello che non andava 3, 4 o 5 anni fa".

Draghi però, al segretario del Carroccio, manda anche un messaggio preciso e, in qualche modo, 'distensivo': non ha intenzione di inserirsi nelle divergenze interne tra la Lega cosiddetta di "lotta" e quella di "governo". "Io - assicura - cerco di non fare queste distinzioni nei partiti, perché se vado in questa direzione, ogni partito ha quattro, cinque, sei anime. Quindi la Lega è una e ha un capo e basta".

Il messaggio finale è distensivo. Per il governo "non vedo la fine. Vedo una coalizione con le sue divergenze, ci sono provenienze politiche, culturali, personali, professionali nella maggioranza e nel governo. Il governo va fondamentalmente molto d'accordo nei suoi membri e il Parlamento ha fatto uno straordinario lavoro e continua a farlo". Né, assicura Draghi, viste le tensioni, pensa al Quirinale come a un 'piano b', nel caso in cui la situazione precipitasse. "Trovo un po offensivo parlare del Quirinale come un'altra possibilità. E anche un po offensivo verso il presidente della Repubblica", ma comunque "non vedo nessun disastro all'orizzonte e non mi preoccupo per me stesso di sicuro...".

Sul lato estero per Draghi c'è un mondo da ridisegnare: la crisi in Afghanistan, la nuova strategia geopolitica degli Stati Uniti, la "povertà dell'Unione europea" nella gestione del tema delle migrazioni, il G20. Il biglietto da visita che Mario Draghi presenta, a poche ore dall'incontro serale a Marsiglia con il presidente francese Emmanuel Macron, è quello di un leader che non rinuncia ai capisaldi della sua visione: atlantista ("non credo all'isolazionismo degli Usa") ed europeista ma anche pronto a criticare l'Europa politica e soprattutto alcuni partner, quelli del gruppo di Visegrad tradizionalmente ostili all'accoglienza di profughi e migranti.

A Marsiglia, spiega, "si parlerà di Afghanistan, di Europa, di rapporti bilaterali, di Libia. Sarà una conversazione completa, a tutto tondo". Il panorama che il ritiro dei Stati Uniti e Nato da Kabul ha messo sotto i nostri occhi è quello di una "fase in cui si ripensano le relazioni internazionali", che "vedrà una presenza della maggior potenza mondiale pensata in maniera diversa. Non credo ad un abbandono generalizzato, all'isolazionismo", precisa tuttavia il premier. Il G20 straordinario, che palazzo Chigi ha messo in calendario a fine ottobre, "continuo a pensare che si farà", dice. "Avremo una conversazione con il leader cinese Xi Jinping la settimana prossima, vedremo quello che succede alla vigilia dell'assemblea Onu", anche se per Draghi "non è il momento in cui qualcuno potrà dire so cosa fare, ho una strategia: nessuna delle grandi potenze o unioni come la nostra: tutti stanno riflettendo, nessuno ha mappe. Per questo - ribadisce - bisogna mettere impegno massimo sul fronte umanitario, perché quella è l'unica cosa che possiamo fare ora".

L'ex presidente della Bce d'istinto difende l'Unione europea, rispondendo a chi gli chiede se non l'abbia trovata "inconcludente" in questa fase: "Scusi - sbotta - perché, c'è qualcuno che è stato concludente in questa esperienza afghana?". Poi però ammette che "indubbiamente l'Ue è stata abbastanza assente, certo su certi piani è stata assente perché non è organizzata, ma sul piano umanitario ha fatto molto". Per il premier nei campi della politica estera e di difesa "chiaramente l'Ue dovrà organizzarsi, non è pensabile che rimanga così, questo sarà uno degli argomenti dell'incontro con Macron stasera".

Sulla vicenda dei rifugiati il capo del Governo rivendica l'impegno italiano ma riconosce i limiti della fase finale della missione: il termine per le evacuazioni "era molto ravvicinato e dopo l'attentato è diventato davvero molto difficile". Tuttavia per quanti invece sono già in Italia "è stato individuato un percorso speciale", sono stati tutti accolti "in strutture diverse dalle consuete" ed "è stata data loro immediatamente la condizione di rifugiato, che li equipara a cittadini italiani". Ma è proprio questo il tasto più dolente: "L'emigrazione, la fuga, il salvataggio degli afgani ha ancora una volta dimostrato la povertà dell'Unione europea per quanto riguarda la gestione delle migrazioni", accusa Draghi. "Abbiamo avuto casi di Paesi che fin dal primo giorno, mi chiedo come si possa dire, con l'attentato, con i morti lì, 'non vogliamo rifugiati afgani': come si fa? Non va bene...", taglia corto il presidente del Consiglio, ribadendo in conclusione che questo sarà uno dei temi all'ordine del giorno del colloquio con Macron.

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