Draghi a Vaticano su Ddl Zan:”Italia laica, Concordato rispettato”

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Roma, 23 giu. (askanews) - L'Italia è uno Stato "laico" e dunque il Parlamento è "libero di discutere" e "legiferare". E l'ordinamento italiano ha tutte le garanzie per assicurare che le leggi "rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il concordato con la Chiesa". Mario Draghi usa la sua replica al Senato per prendere posizione sulla nota informale inviata dalla Santa Sede sul Ddl Zan e su presunte violazioni del Concordato. E la risposta appare molto decisa.

Rispondendo a una domanda del senatore del Pd Alessandro Alfieri, Draghi ha sottolineato che "senza voler entrare nel merito della questione" e "specialmente rispetto agli ultimi sviluppi", occorre dire che "il nostro è uno Stato laico, non è uno Stato confessionale. Quindi il Parlamento è certamente libero di discutere - ovviamente, sono considerazioni ovvie - e di legiferare". Proprio sulla questione della laicità, Draghi ha citato una sentenza del 1989 della Corte costituzionale, per spiegare che "la laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è tutela del pluralismo e delle diversità culturali".

Inoltre, alla Santa Sede che avanza dubbi sul rispetto del Concordato, il premier risponde ricordando che "il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie per assicurare che le leggi rispettino sempre i principi costituzionali e gli impegni internazionali, tra cui il concordato con la Chiesa. Vi sono i controlli di costituzionalità preventivi nelle competenti commissioni parlamentari: è di nuovo il Parlamento che, per primo, discute della costituzionalità, e poi ci sono i controlli successivi nella Corte Costituzionale".

Infine, in tema di discriminazioni, il presidente del Consiglio ha parlato anche delle leggi ungheresi che discriminano in base all'orientamento sessuale. "Ieri - ha ricordato - l'Italia ha sottoscritto con altri 16 Paesi europei una dichiarazione comune in cui si esprime preoccupazione sugli articoli di legge in Ungheria che discriminano in base all'orientamento sessuale".

Questa dunque la 'cornice' segnata da Draghi sulla questione dei diritti. Ma sul Ddl Zan, sottolinea, il governo non entra "nel merito della discussione parlamentare": l'esecutivo "la sta seguendo ma questo è il momento del Parlamento, non è il momento del Governo".

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