Dramma Azovstal, i messaggi dei soldati: "Acqua finita, nostri morti si decompongono"

Dramma Azovstal, i messaggi dei soldati:
Dramma Azovstal, i messaggi dei soldati: "Acqua finita, nostri morti si decompongono"

La guerra in Ucraina va avanti ormai da quasi tre mesi e ogni giorno, dai cieli delle città, piovono bombe russe che causano un bilancio sempre più drammatico per il conflitto. A Mariupol, nell'acciaieria dell'Azovstal, il battaglione Azov resiste ancora ai nemici, anche se i militari sono allo stremo delle forze.

Arseniy Fedosiuk, combattente 29enne che da settimane si trova nei sotterranei dell'acciaieria, è sempre in contatto con la moglie Yulia e a lei, tramite messaggi, scrive ogni giorno il "diario di bordo" dal luogo in cui è imprigionato. Circondato dai russi, che vogliono la resa del reggimento, l'acciaieria è infatti l'ultimo baluardo della resistenza ucraina nella città, ma le cose non girano per il verso giusto per i militari.

Arseniy, come riportato dal Corriere della Sera, si è detto molto provato dalla battaglia. Dai primi messaggi del 24 febbraio ai più recenti, infatti, il militare 29enne ha raccontato alla moglie come si è evoluta la situazione.

"Yulia sono sotto choc, hanno bombardato Kiev, sanno che noi siamo concentrati sul Donbass. Mi raccomando stai a casa al sicuro, cerca di non uscire, ci sentiamo presto" scriveva il 24 febbraio, poi quattro giorni dopo il messaggio più difficile da mandare: "Butta male Yulia, i russi hanno circondato Mariupol. Hanno già preso Bardiansk, a 80 chilometri da qui, segno che ora tocca a Mariupol. Abbiamo chiesto rinforzi, ma non arriveranno".

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Il 14 aprile, al tentativo dei russi di sfondare la linea di difesa, le parole d'addio: "Siamo circondati, la situazione ora è terribile, ci potrebbero prendere in due o tre giorni. Ti amo Yulia, ci vediamo dall’altra parte della vita".

Nonostante la paura, però, Arseniy è sopravvissuto e ha continuato a raccontare alla moglie la situazione all'interno dell'Azovstal: "Oggi è morto un altro caro amico. Era ferito ma non potevamo curarlo, ci mancano i mezzi. È il terzo in pochi giorni che se ne va così. La resa non è un’opzione, verremmo torturati e uccisi. Ma fino a quando possiamo resistere? Zelensky potrebbe spingere di più sulla via diplomatica, non credi?".

Qualche giorno fa, il 9 maggio, l'ultimo messaggio: "Yulia mi devi fare un favore: sta finendo anche l’acqua dei macchinari, la stiamo centellinando, mi puoi cercare un articolo su come sopravvivere il più a lungo possibile senza bere acqua?".

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