Droga e corse clandestine di cavalli, arresti nel clan Galli a Messina

Giuseppe Marinaro
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AGI - Un ragazzino di 12 anni utilizzato per lo spaccio. È uno degli episodi accertati nell'ambito dell'operazione ‘Cesare', scattata a Messina con l'esecuzione di 33 misure cautelari dai carabinieri coordinati dalla Dda. La mamma, appartenente al gruppo criminale, spiegano gli inquirenti, era solita utilizzare il figlio per effettuare le consegne di droga senza incorrere nei controlli delle forze dell'ordine. Il minore è stato inserito in una comunità familiare, secondo quanto stabilito dal Tribunale per i minorenni di Messina.

Diciotto le misure di custodia cautelare in carcere, sei per gli arresti domiciliari e nove obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli uomini del clan Galli, attivo nel rione Giostra di Messina e riconducibile a Luigi Galli, 64 anni, capo storico del gruppo, sono stati incastrati anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.

Il pentito ha consentito di individuare ulteriori 7 affiliati ai quali è stato contestato il reato di partecipazione ad associazione mafiosa, documentandone, fra l'altro, l'attività nell'organizzazione di corse clandestine di cavalli e nella gestione delle scommesse illecite, i cui proventi alimentavano le casse del clan. Un settore criminale da sempre appannaggio della criminalità organizzata messinese.

La base nel negozio di un fruttivendolo

Le indagini hanno fatto emergere il ruolo di Giuseppe Irrera, finito in carcere, commerciante di prodotti ortofrutticoli e genero di Luigi Galli, quale rappresentante di spicco del clan sul territorio, in forza della fiducia accordatagli dal suocero che da anni è recluso al 41 bis. Il gruppo criminale aveva base operativa presso un negozio di rivendita di frutta e verdura di proprietà di Irrera, nel popoloso quartiere cittadino di Giostra, dove avvenivano anche le riunioni per organizzare le competizioni.

Alcuni affiliati (Francesco Vento, Grazia Maria Munnia, Salvatore Vecchio e Giuseppe Galli, tutti in carcere) si occupavano di accudire e preparare i cavalli, sottoponendoli agli allenamenti e, grazie ad un veterinario compiacente, alla somministrazione di farmaci per migliorarne le prestazioni, provvedendo alla raccolta del denaro puntato dagli scommettitori e alla gestione dei successivi pagamenti.

Documentati i rapporti tra il gruppo criminale di Giostra e il catanese Sebastiano Grillo (anche lui in carcere), per l'organizzazione di corse di cavalli tra scuderie messinesi e catanesi, nonché i contatti con esponenti del clan Santapaola, per la risoluzione di controversie connesse con la gestione dei proventi delle scommesse clandestine. 

Le corse clandestine, e pure truccate

Le gare tra messinesi e catanesi venivano organizzate nella zona di Fiumefreddo di Sicilia (Catania), al confine tra le province di Messina e Catania. Accertata una controversia relativa a una corsa ritenuta truccata da una scuderia rivale di catanesi. Guardando alcuni filmati, Irrera si era infatti accorto che alcuni giovani su uno scooter avevano favorito il calesse rivale, e ciò a suo dire lo legittimava a non pagare la posta perduta e a pretendere la ripetizione della competizione, cosa che gli fu accordata dai catanesi a seguito degli incontri chiarificatori con i Santapaoliani.

Irrera è anche indagato di trasferimento fraudolento di valori per avere fittiziamente intestato a prestanome una società immobiliare e le quote di una ditta titolare di una nota enoteca del centro di Messina. Le due società, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, sono quindi state sottoposte a sequestro preventivo.

La rete di spacciatori

L'operazione ha anche consentito di procedere all'arresto di numerose persone addette alla distribuzione di droga a Messina, contestando il reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti a 11 indagati. Un primo gruppo criminale capeggiato da Carlo Altavilla (condotto in carcere), operava nei rioni Giostra e Santa Lucia Sopra Contesse, nella zona sud della città, rifornendosi di ingenti quantitativi di cocaina e marijuana in Calabria e Campania, per poi procedere alla distribuzione al dettaglio, attraverso una rete di spacciatori. Lo smistamento della droga avveniva anche all'interno di un negozio di barbiere gestito da due complici e le indagini hanno fatto emergere anche episodi di estorsione per il recupero di crediti.

Un secondo gruppo criminale è stato individuato grazie all'indagine "Affari di famiglia", condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Sud che ha documentato lo smercio di cocaina, hashish e marijuana, nei rioni Villaggio Aldisio e Fondo Fucile, nella zona sud della città. Una donna appartenente a questo gruppo criminale era solita utilizzare il figlio 12enne per effettuare le consegne senza incorrere nei controlli delle forze dell'ordine. Il minore è stato collocato in una comunità familiare