Droga e vip da Ponte Milvio a Torpignattara, 17 arresti -4-

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Roma, 17 set. (askanews) - Il monitoraggio degli incontri tra Fedeli e Capogna ha consentito di far emergere il 'modus operandi' di quest'ultimo il quale utilizzava utenze per lo più intestate a cittadini stranieri non rintracciabili, con i cui utilizzatori il Capogna concordava gli appuntamenti senza però dare indirizzi di riferimento, lasciando intendere che i luoghi di incontro erano già prefissati in modo da eludere le attività investigative.

Il 'metodo Capogna', inoltre, prevedeva anche un collaudato sistema utilizzato per la consegna dello stupefacente che avveniva attraverso la staffetta dell'auto contente lo stupefacente: lo stesso Capogna accompagnava personalmente tutte le consegne di stupefacente seguendo l'auto condotta da complici che di volta in volta remunerava con cospicue somme di denaro senza mai toccare lo stupefacente in modo da fugare eventuali arresti da parte delle forze dell'ordine ed allontanandosi, a bordo di scooter presi a noleggio, immediatamente dopo le consegne.

Fedeli e De Dominicis sono risultati, a loro volta, essere inseriti in un più ampio scenario composto da organizzazioni delinquenziali nascenti, che i due rifornivano stabilmente di cocaina - si sottolinea - operanti nell'area geografica dei quartieri romani della Marranella e di Torpignattara, luoghi in passato egemoni delle gesta delinquenziali di personaggi di spicco della malavita romana, quali Salvatore Sibio detto "Il tartaruga".

In particolare la piazza di spaccio della Marranella si è caratterizzata per la volontà di giovani leve pronte ad egemonizzare la piazza di spaccio spingendosi fino al reclutamento di armi per affermare il proprio potere. A capo del sodalizio ALI Omar Hassan Ghareb, definito dai sodali come "er boss della Maranella" insieme a Daniele Alessandri, entrambi con il ruolo principale di prendere i contatti con i fornitori, recuperare il ricavato della vendita dello stupefacente e coordinare il collocamento, l'occultamento, la lavorazione e lo smercio di cocaina, hashish e marijuana.

Accanto a loro i sodali Davide Sellas e Gabriele Cirelli, con il compito di preparare le dosi e gestire le singole consegne agli acquirenti. Altro giro ed altra gente per Torpignattara, in cui la faceva da padrone il pluripregiudicato Flavio Messina ed i suoi sodali David Carmellini e Ivan Mugnini. L'organizzazione criminale, che aveva come base logistica un bar situato su Via di Torpignattara, gestito dalla moglie dello stesso Messina, era ben inserita nella zona est della Capitale e, nel tempo, era riuscita a costruire una rete capillare di rapporti, molto redditizi, con gli spacciatori della periferia romana.(Segue)