Droga, schiavi e riti Juju, così agisce la mafia nigeriana

Stefano Barricelli

Scacco alla mafia nigeriana. Un'operazione internazionale della polizia di Stato ha portato ad arresti in italia, Germania, Francia, Olanda e Malta. Due organizzazioni mafiose di matrice nigeriana sono accusate di associazione a delinquere, tratta, riduzione in schiavitù, estorsione, rapina, lesioni, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione. Decine di arresti e perquisizioni, eseguite su ordine della Direzione distrettuale antimafia della procura di Bari, sono in corso in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Veneto.

Quella nigeriana è una mafia "tribale e spietata", "difficile da decifrare nelle dinamiche interne", che dal Nord Italia si è progressivamente diffusa su tutto il territorio nazionale, fino in Sicilia, dove ha trovato un proprio spazio, "anche con il sostanziale placet di Cosa Nostra". È la Direzione investigativa antimafia a disegnare così la criminalità organizzata nigeriana, capace di crescere e di imporsi negli anni - secondo molti investigatori - come la più violenta e pericolosa tra le mafie straniere presenti nel nostro Paese.

Un'organizzazione "unitaria e piramidale", con solidi settori di interesse: traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni soprattutto in danno di cittadini africani gestori di attivita' commerciali, induzione e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, falsificazione di documenti, contraffazione monetaria, tratta di esseri umani e riduzione in schiavitu', truffe e frodi informatiche.

IL PRIMO ARRESTO NELL'87 - Storicamente la presenza di comunità nigeriane va fatta risalire agli anni '80 nel nord Italia, per lo più in Piemonte (Torino in testa), Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. E risale al 1987 il primo arresto di un nigeriano narcotrafficante. Nei primi anni '90 i gruppi organizzati diventano operativi anche al centro-sud, specialmente in Campania, nel Casertano e sul litorale domizio: spesso irregolari, i cittadini nigeriani sono oggi presenti "su tutto il territorio nazionale, con una presenza importante anche nelle isole maggiori, in particolare a Palermo e Cagliari". Sempre più integrate nel tessuto criminale locale, si sono specializzate in vari settori ed hanno assunto "modalità operative tipicamente mafiose". La loro, ammette la Dia, è "una minaccia criminale molto alta".

VIOLENZA ED ESOTERISMO - Le organizzazioni criminali nigeriane sono figlie di una vera e propria degenerazione delle confraternite (cults), fondate, sul modello Usa, nelle Università della regione del Delta del Niger fin dagli anni '50 dello scorso secolo: nate per veicolare messaggi di pace e di rispetto, uscirono presto dal mondo studentesco riuscendo, in breve tempo e con l'uso della violenza, ad infiltrare il mondo economico, politico e sociale.

In Italia emergono, per attivismo e numero dei componenti, le cellule delle strutture denominate "The Black Axe Confraternity" e "The Supreme Eye Confraternity", "ramificate a livello internazionale - spiegano gli analisti della Direzione investigativa antimafia - e caratterizzate da una forte componente esoterica". Comune è il ricorso a "riti di iniziazione chiamati Juju, molto simili al vodoo e alla macumba, propri della cultura Yoruba, immancabilmente presenti in Nigeria, nella fase del reclutamento delle vittime: riti funzionali alla 'fidelizzazione' delle connazionali, che una volta giunte in Italia vengono destinate alla prostituzione".

Le ragazze sono costrette a pagare il prezzo alla 'maman' di riferimento, anche per l'utilizzo del luogo pubblico di meretricio, in gergo chiamato joint: il ricavato consente ai vari gruppi di 'ammortizzare' in fretta il plusvalore dell'investimento fatto e di reinvestire nuovamente il capitale, attraverso anche un ricambio continuo di ragazze. 

LA TRATTA DELLE DONNE - La tratta degli esseri umani finalizzata alla prostituzione - spesso connessa alla contraffazione di documenti, necessari per entrare sul territorio nazionale - costituisce una fondamentale fonte di guadagno e di finanziamento per la criminalità nigeriana. Si può parlare ormai di "una collaudata metodologia che interessa l'intera filiera connessa allo sfruttamento della prostituzione, anche minorile, tendenzialmente gestita, nei diversi contesti territoriali, cercando di evitare qualsiasi tipo di conflittualita' con la criminalità locale, specie quella mafiosa". Le vittime dello sfruttamento sono sistematicamente bersaglio di minacce e violenze, e lo stesso trattamento è riservato ai familiari in Nigeria.

DROGA SPA - Il settore del trafficking risulta strettamente connesso con quello degli stupefacenti: la criminalità nigeriana sembra utilizzare opportunisticamente gli stessi canali e le medesime strutture per i diversi "servizi" criminali, operando, ormai da tempo, come fornitrice, mediatrice ed organizzatrice dei traffici di droga anche in molti Paesi europei ed extraeuropei.

La criminalità nigeriana adotta una particolare tecnica di trasporto, cosiddetta "a grappolo" o "a pioggia", che coinvolge un gran numero di corrieri incaricati di trasportare quantità relativamente piccole di stupefacenti: questi, spesso ingoiatori di ovuli od occidentali incensurati, utilizzano differenziate rotte d'ingresso, aeree, marittime e terrestri, anche attraverso bus privati di linea diretti verso il nord Europa: ogni eventuale arresto di un nuovo corriere consente cosi' all'organizzazione di limitare al massimo le perdite.

PAROLA DI CASSAZIONE - Anche la Corte di Cassazione non ha mancato di sottolineare, in più occasioni, i tratti tipici di quella che giudiziariamente è stata qualificata come "mafia nigeriana": il vincolo associativo, la forza di intimidazione, il controllo di parti del territorio e la realizzazione di profitti illeciti. Il tutto, sommato a una "componente mistico-religiosa", a "codici di comportamento ancestrali" e a un "uso indiscriminato della violenza", che in molti casi ha addirittura impressionato gli stessi mafiosi italiani.