Droni turchi contrasteranno i droni kamikaze iraniani

ATTA KENARE, BIROL BEBEK / AFP

AGI - I droni turchi saranno presto in grado di contrastare i droni kamikaze iraniani 'Shahed-136' che l'esercito russo sta utilizzando in Ucraina per arrecare ingenti danni alle infrstrutture.

Lo ha rivelato Haluk Bayraktar, amministratore delegato dell'azienda Baykar che produce gli ormai famigerati droni TB2, che l'esercito ucraino utilizza da anni nel Donbass e che ingenti perdite hanno causato all'esercito russo nel conflitto in corso, compresa la portaerei Moskva lo scorso Aprile.

"Sosteniamo la difesa dello spazio aereo ucraino. Molto presto i droni TB2 e Akinci (un nuovo modello in uscita ndr) saranno dotati di missili capaci di colpire oggetti in volo, siamo alla fase dei test. I droni iraniani sono pesanti e rumorosi, volano a basse quote e sono obiettivi facili", ha detto Haluk Bayraktar all'agenzia tedesca DPA.

La Baykar ha infatti siglato un contratto di fornitura con un altro gigante dell'industria della Difesa turca, Roketsan, per integrare i TB2 con il sistema di difesa aereo Sungur, che aggiungerà ai droni di Ankara la possibilità di colpire nemici in volo, come elicotteri e appunto altri droni, compresi i kamikaze iraniani, mantenendo bassi i costi.

Al momento infatti per l'esercito di Kiev l'unica forma di contrasto ai velivoli iraniani rimane l'utilizzo dei jet da guerra, costoso in termini economici e rischioso perché espone l'aeronautica a perdite difficilmente sostituibili in tempi brevi.

Problemi che hanno allarmato Kiev e il presidente Volodimir Zelensky, che aveva messo in guardia dai rischi di un "disastro su larga scala" in caso di ulteriori attacchi contro impianti energetici. Un capitolo del conflitto tra Russia e Ucraina in cui la Baykar continua a sostenere il governo ucraino.

L'amministratore delegato di Baykar, oltre a ribadire il sostegno a Kiev, ha confermato che entro un anno la sua azienda punta a iniziare a produrre componenti dei velivoli su suolo ucraino entro un anno. Una collaborazione che alla famiglia Bayraktar, il cui ingegnere capo Selcuk ha sposato la figlia minore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha già portato la medaglia al merito dello stato ucraino.

Allo stesso tempo Bayraktar è stato oggetto di attacchi di deepfake da parte dei russi, una forma di intelligenza artificiale per mettere in circolazioni video messaggi falsi. Il nuovo impianto su suolo ucraino produrrà anche i nuovi droni a reazione "Kizilelma" ("Mela rossa" ndr), come confermato dallo stesso Haluk Bayraktar oggi.

I droni turchi hanno conquistato le luci della ribalta risultando decisivi ne conflitti in Libia, Nagorno Karabakh e in ultimo in Ucraina. Oggi la Baykar li esporta in 24 Paesi, dall'Africa, all'Asia Centrale, ma anche a Paesi Nato come la Polonia.

Il ministro della Difesa di Ankara ha recentemente siglato un accordo con il governo libico di Tripoli guidato da Abdulhmid Dbeibah che, secondo alcuni media turchi, prevede l'acquisizione dei TB2 da parte del governo di Tripoli, mentre in passato erano manovrati da uomini di Ankara. Alla fine della scorsa settimana e' stata invece al Polonia a ricevere una prima consegna dei velivoli senza pilota turchi, 6 droni su un totale di 24,  il cui acquisto era stato definito nel 2021. Circostanza confermata dal ministro della Difesa polacco Mariusz Blazczak, che ha specificato che l'ordine era stato concluso prima dell'invasione russa dell'Ucraina. "Quanto sta accadendo in Ucraina ha confermato che avevamo ragione", ha detto Blazczak. La Polonia ha anche acquistato radar, parti di ricambio e due tipi di missili a guida laser prodotti dalla turca Roketsan, MAM-L e MAM-C.

Programmi di addestramento fanno anche parte dell'accordo. I droni TB2 sono lunghi 6.5 metri e hanno un'apertura alare di 12 metri per un peso di 650 chili. Rimangono in volo fino a 27 ore e raggiungono la velocità di 220 chilometri orari.

Difficilmente leggibili dai radar fino ad ora sono stati capaci solo di colpire obiettivi a terra. Componenti di questi droni erano all'inizio prodotte in Germania, Canada e Usa, ma ora, come confermato dalla stessa Baykar, il 93% delle componenti sono prodotte in Turchia.