Due attentatori arrivano in moto e si fanno saltare in aria: 14 feriti censiti

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Attacco kamikaze ad una chiesa cattolica di Makassaar
Attacco kamikaze ad una chiesa cattolica di Makassaar

Attacco kamikaze ad una chiesa cattolica di Makassaar, nell’isola indonesiana di Sulawesi: il bilancio provvisorio è di 14 feriti e due morti, gli attentatori. Secondo le prime notizie, mutuate dalle testimonianze dei superstiti, i due kamikaze sarebbero arrivati davanti ad una cattedrale cattolica a bordo di una moto. A quel punto, giusto mentre alcuni religiosi uscivano dal cancello principale dopo la prima messa della Domenica delle Palme, si sono fatti saltare in aria. L’esplosione ha avuto un impatto devastante e a terra sarebbero rimasti almeno 14 feriti.

Attacco kamikaze, volevano colpire duro

Secondo la polizia locale le intenzioni della coppia di kamikaze erano più mirate ancora. Ufficiali sul posto hanno affermato che i due “volevano entrare nel complesso della chiesa”. Lo ha confermato anche il portavoce della polizia Argo Yuwono. Attentatori e moto sono stati dilaniati nell’esplosione e alla polizia sta toccando l’ingrato ma necessario compito di identificare i due attentatori. L’operazione è indispensabile per il prosieguo delle indagini. “Stiamo raccogliendo resti umani per poter identificare il sesso dei kamikaze”.

L’Indonesia terra di integralismo

Fra i feriti censiti finora ci sarebbero anche cinque cinque fedeli che erano appena usciti dalla chiesa per assistere alla messa. L’Indonesia è in assoluto il paese al mondo più martoriato dalla lotta fra integralismo islamico e sacche cattoliche. Il paese è quello maggioranza musulmana più popolato del mondo e purtroppo le chiese cristiane sono spesso obiettivo degli estremisti islamici. Molti di questi attentatori vanno a radicalizzarsi nelle grandi enclaves religiose dell’Asia continentale e tornano in patria con un fanatismo che li spinge versi crimini terribili.

Il precedente del 2018

Nel maggio del 2018 un attentato contro tre chiese nell’isola di Giava, poi rivendicato dall’Isis, che da quelle parti ha il nome ortodosso di Daesh, causò 13 morti. Quell’attacco fu talmente coordinato che i servizi, su input degli omologhi russi decisero di seguire la pista della pianificazione a lungo termine e scoprirono che i terroristi avevano basi logistiche ovunque, fino in Malesia.