Due espulsi, Stati generali rinviati, ipotesi di Politburo. Centrifuga M5s

Gabriella Cerami
Italian politician Luigi Di Maio and Italian politician Vito Crimi at the presentation of regional facilitators of the 5 Star Movement at the Temple of Hadrian in Piazza di Pietra. Rome (Italy), January 22nd, 2020 (Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Riunioni su riunioni. Senatori che arrivano alla Camera per incontrare i colleghi deputati, e viceversa. Capannelli in Transatlantico e caos generale. Un deputato riassume così l’aria che tira: “Ormai, nel palazzo dei gruppi, nei nostri uffici, ogni volta che apri una porta trovi una corrente che sta confabulando”. Lo choc provocato dall’assemblea congiunta, la prima gestita dal reggente Vito Crimi dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, è ancora fresco. E, come se non bastasse, oggi sono stati espulsi altri due parlamentari che non hanno restituito parte dello stipendio, come prevede il regolamento 5Stelle. Il Movimento è come se brancolasse nel buio. Dunque ora c’è bisogno di tempo per riorganizzarsi e quindi, prendendo come pretesto il referendum costituzionale di fine marzo, gli Stati generali dei pentastellati slitteranno ad aprile.

Una data ancora non c’è. Gli Stati generali dovrebbero servire per parlare di progetti e di programmi, per mettere insieme le idee. Mentre la scelta del nuovo capo politico avverrà successivamente. Chissà quando e in che modo. La corrente di chi chiede una gestione collegiale, dunque non più un capo politico unico, è la più agguerrita di tutte e ha già un documento in mano con diverse firme e adesioni raccolte.

Poi ci sono anche coloro che vorrebbero un’alleanza con il Pd sul territorio o almeno provare a ragionarci cercando un candidato civico. La collocazione politica del futuro M5S resta dunque il nodo centrale per i pentastellati, al bivio tra la scelta di aderire al progetto di un campo largo con il Pd in chiave anti-sovranista e la ‘terza via’ (“né a destra né a sinistra”) indicata dall’ex capo politico Luigi Di Maio. Tuttavia, chi nel corso dell’assemblea congiunta ha provato a prendere la parola e ad aprire un dibattito è stato quasi stoppato in partenza. Ecco Paolo Lattanzio che infatti parla di “strategia dello struzzo” da parte dei vertici stellati.

Pubblicamente il ministro...

Continua a leggere su HuffPost