Due hanno sintomi lievi e gli altri sono asintomatici, il primario: evitate complicazioni più gravi

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Per il dottor Mumoli gli infermieri positivi senza Pfizer avrebbero sviluppato sintomi gravi
Per il dottor Mumoli gli infermieri positivi senza Pfizer avrebbero sviluppato sintomi gravi

Sette infermieri positivi al covid dopo entrambe le vaccinazioni con Pfizer, accade all’ospedale di Abbiategrasso. Dal canto suo il primario del reparto di Medicina del nosocomio milanese Nicola Mumoli sottolinea come senza quei vaccini gli esiti sarebbero stati ben peggiori. Questo perché dei sanitari dell’ospedale milanese risultati positivi solo due presenterebbero sintomi lievi e glia ltri sarebbero asintomatici. Tutti e sette erano stati già vaccinati a gennaio con Pfizer comunque; malgrado ciò sono risultati positivi alla variante inglese del coronavirus. I due che accusano sintomi, secondo l’Ansa, accuserebbero cefalea, raffreddore ed perdita del gusto.

Sette infermieri positivi al covid, il parere del primario

Soltanto uno di essi al momento risulta ricoverato in un reparto covid. E Nicola Mumoli, primario di Medicina degli ospedali di Magenta e Abbiategrasso, ha dato una lettura dell’accaduto: “Il messaggio dimostra l’importanza del vaccino. Questo perché senza di esso uno degli infermieri sarebbe potuto finire in ospedale. Anche dopo il vaccino, bisogna continuare a utilizzare i dispositivi di protezione e le distanze sociali”.

Caso simile in una rsa di Cremona

Non è comunque il primo caso. Anche in una rsa di Cremona si è determinata una situazione del genere, con 15 ospiti risultati positivi malgrado il vaccino. Pochi sarebbero in ospedale mentre altri non avrebbero presentato nessun sintomo. C’è una dichiarazione ufficiale della struttura: “I casi sono allo studio delle autorità sanitarie. Quando abbiamo scoperto le positività abbiamo immediatamente allertato le divisioni di Infettivologia dell’ospedale di Cremona e il Sacco di Milano”. Ma allora Pfizer non protegge? Certo che si, i dati clinici dicono che il vaccino offre una protezione pari al 94,7%.

Cosa fa nel concreto il vaccino Pfizer

E la percentuale residua indica che il contagio potrebbe comunque essere possibile e “contiene” quella possibilità. Il dato certissimo è che con la vaccinazione c’è una netta riduzione della gravità della malattia. I sintomi dopo il vaccino sono infatti inferiori rispetto a quando non vi è copertura come dimostrano i dati sulle ospedalizzazioni in Israele. Lo ribadisce ancora il dottor Mumoli: “Quando si dice che il vaccino è efficace nel 93 per cento dei casi si intende che è praticamente azzerato il rischio di sviluppare la polmonite che può portare all’ospedalizzazione. Soprattutto nel caso della variante inglese che è più contagiosa”.