Due importanti progressi nella lotta alla calvizie

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Per quanto sia un problema che riguarda centinaia di milioni di persone - e non solo uomini -, sulla calvizie non è stato mai trovato un rimedio definitivamente efficace. Di base, le soluzioni sono consistite in cure a base di farmaci (con risultati validi in pochi casi) e in interventi chirurgici (dai risultati migliori ma con limiti piuttosto importanti).

Ora alcune ricerche basate sulle cellule staminali e sulla stampa in 3D annunciano possibili soluzioni decisamente efficaci contro l’alopecia androgenetica (nome scientifico della calvizie), che come dice il nome dipende dalla produzione di ormoni androgeni e dal loro effetto sui follicoli piliferi, cioè le strutture che producono le cellule dalle quali sono costituiti peli e capelli. Nella testa i follicolo cono decine di migliaia, e alla base di ciascuno di essi c’è una papilla dermica, senza la quale il capello non crescerebbe. La papilla ha una vita limitata e dipendente dagli ormoni androgeni: quando questi scompaiono, i follicoli smettono di essere attivi. I motivi per cui ciò accade possono essere svariati, ma la conseguenza è una: i capelli non crescono più.

Un intervento chirurgico per la ricrescita non riporta in attività un follicolo (non si sa ancora se sia possibile), ma trasferisce quelli attivi in zone in cui non lo sono. Questa soluzione è molto costosa, e quando viene fatta “sottocosto” è fonte di disastri. La ricerca si è così concentrata sulle cellule staminali: si tratta di cellule non specializzate presenti in ogni organismo, e che possono diventare l’origine di colture di capelli. Il meccanismo funziona così: si prende una staminale dalla pelle o dal sangue di un adulto, la si trasforma in una cellula che sappia produrre un capello, la si impianta in un follicolo e poi si trapianta quest’ultimo sulla testa della persona.

Questo procedimento, del tutto logico, non ha dato sempre gli effetti sperati: le cellule staminali modificate, infatti, non restavano nel follicolo ma di disperdevano nella testa, e ciò rendeva impossibile la crescita del capello. Ecco perché la scienza si è concentrata sulla possibilità di creare follicoli artificiali che non disperdano le cellule e che mantengano la disposizione giusta. Cioè quella che permetta ai capelli di crescere in una direzione sensata (altrimenti, sulla testa diventa un caos).

In una società statunitense - la Stemson Therapeutics - si è ora riusciti a creare una struttura artificiale e biodegradabile capace di contenere le cellule così a lungo da riprodurre una papilla dermica funzionante. La ricerca è stata presentata a giugno, mostrando come si sia riusciti a far crescere capelli umani su un topo senza peli. Quel che serve per applicare il metodo alla calvizie è la capacità di riprodurre l’intero follicolo, non soltanto le papille dermiche. Se funziona, bisognerà poi rendere il tutto economicamente sostenibile.

L’altro studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature lo scorso dicembre: un gruppo di scienziati, guidati dalla genetista e dermatologa Angela Christiano (Columbia University) ha creato una struttura in grado di ospitare un follicolo con una stampante 3D. Per mezzo della creazione di stampi in plastica capaci di ospitare le cellule dei follicoli umani di alcuni donatori, i ricercatori hanno aggiunto sostanze di stimolo alla crescita e in tre settimane sono riusciti a ottenere capelli umani.

In altre parole, è stato possibile riprodurre follicoli umani in vitro in una vera coltura: ciò lascia intravedere una possibilità, in futuro, di prelevare un singolo follicolo da una persona per riprodurne fino a duemila in laboratorio, da trapiantare infine sulla testa del donatore.