Due libretti d'istruzione per il Green Pass. La risposta di Draghi ai No Vax

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Italy's Prime Minister, Mario Draghi listens to questions during a joint press conference with the German chancellor following their meeting at Palazzo Chigi in Rome on October 7, 2021. (Photo by Andrew Medichini / POOL / AFP) (Photo by ANDREW MEDICHINI/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREW MEDICHINI via Getty Images)
Italy's Prime Minister, Mario Draghi listens to questions during a joint press conference with the German chancellor following their meeting at Palazzo Chigi in Rome on October 7, 2021. (Photo by Andrew Medichini / POOL / AFP) (Photo by ANDREW MEDICHINI/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ANDREW MEDICHINI via Getty Images)

A guardare stamattina la scrivania di Mario Draghi verrebbe da pensare che è in corso uno stravolgimento dell’impianto messo a punto per l’introduzione dell’obbligo del green pass nei luoghi di lavoro che scatterà il 15 ottobre. Sulla scrivania, infatti, c’è un Dpcm e un altro provvedimento, denominato Linee guida, entrambi relativi alla certificazione verde. Ma dentro i due faldoni non c’è un cambio di passo: l’obbligo scatterà, come previsto, tra quattro giorni. Le proteste e le violenze di sabato a Roma non cambiano la direzione di marcia del Governo. Tutt’altro. I provvedimenti che saranno firmati in queste ore dal premier dettagliano quello che è stato deciso già a settembre.

La firma di Draghi ai due provvedimenti, insieme alla decisione di recarsi alla sede della Cgil devastata due giorni fa, marcano una blindatura alla strategia del green pass, legata ai vaccini, che però necessità di essere spiegata. Non è un avanti tutta generico. I due provvedimenti servono a preparare i controlli che, come denunciano anche molti imprenditori, rischiano una sorta di cortocircuito per via di regole che sono sì fissate, ma che vanno anche applicate. E quando si passa dalla carta all’ingresso dei lavoratori in fabbrica o in ufficio le cose cambiano. Il premier vuole che tutti, imprenditori e lavoratori, siano pronti in tempo in modo da non inceppare la macchina né tantomeno dare sponda alla protesta no vax che sarebbe evidentemente pronta a cavalcare un d-day confusionario.

Si diceva dei provvedimenti. A stretto giro arriverà anche l’entrata in vigore del decreto ministeriale messo a punto dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta con le regole per il rientro in presenza dei dipendenti pubblici e sullo smart working. Il testo, già trasmessi agli organi di controllo dopo il via libera della Conferenza unificata, è in dirittura d’arrivo. Ma veniamo ai provvedimenti sulla scrivania del premier. Le Linee guida, messe a punto dal ministero della Salute di Roberto Speranza e da Brunetta, riguardano la condotta delle pubbliche amministrazioni per l’applicazione dell’obbligo del green pass. Al Dpcm, invece, hanno lavorato Speranza, ma soprattutto il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao e il collega dell’Economia Daniele Franco. Dentro ci sono le istruzioni sui software e sulle applicazioni necessari per verificare la validità del green pass quando il lavoratore entrerà a lavoro: l’impianto, a cui hanno lavorato anche i tecnici di Sogei, la società in house del Tesoro che si occupa di Ict, è estremamente tecnico. Ma mai come questa volta gli aspetti tecnici sono importanti. Meno incertezza c’è sulle regole, maggiore è la possibilità che la macchina del green pass obbligatorio sul lavoro ingrani nel verso giusto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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