Due paesi in guerra da decenni che a novembre 2020 avevano firmato una tregua garantita da Mosca

Manifestazioni in Nagorno-Karabakh contro l'Azerbaigian
Manifestazioni in Nagorno-Karabakh contro l'Azerbaigian

Tornano i venti di guerra fra Armenia ed Azerbaigian e su cosa stia succedendo sono in molti ad interrogarsi. I motivi dello scontro fra due paesi in conflitto da decenni che a novembre 2020 avevano firmato una tregua garantita da Mosca hanno un nome: Nagorno-Karabakh. Ecco, quella regione contesa, a maggioranza cristiano-armena ma rivendicata dall’Azerbaigian musulmano, è l’epicentro di tutto.

Armenia e Azerbaigian, cosa sta succedendo

Negli ultimi giorni si sono intensificati gli scontri armati al confine e sono morti oltre cento soldati. Martedì erano stati interrotti i bombardamenti dopo l’intervento di mediazione di Mosca per concordare un cessate il fuoco. Il dato è che Erevan, capitale dell’Armenia, si oppone a Baku, capitale azera, e lo fa dopo aver chiesto l’intervento militare del Csto, l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettivo a guida russa. Il Nagorno-Karabakh è di fatto interno all’Azerbaigian ma la maggioranza della popolazione è però armena, la classica situazione di “exclave” da liberare.

Gli interessi intrecciati di Mosca e Bruxelles

Mosca accusa l’Azerbaigian di aver violato la tregua nel Nagorno-Karabakh messa in piedi nel novembre 2020, e il paese è lo stesso che sta aumentando le forniture di gas verso i Paesi vicini e l’Europa (Italia compresa), minacciando così la preminenza energetica del Cremlino nell’area. E l’Europa? Lì dove sull’Ucraina Ursula von der Leyen tuona (giustamente) da mesi, su Erevan minacciata da Baku, che è partner energetico anti Putin, ha colpevolmente taciuto.