Due programmi Rse per lo sviluppo delle energy-community

Due programmi Rse per lo sviluppo delle energy-community

Milano, 29 gen. (askanews) – Energy-community e autoconsumo collettivo: i due modelli che consentono anche a piccoli consumatori, o a piccole e medie aziende, di partecipare alla produzione, al consumo, alla vendita di energia e alla fornitura di servizi per il sistema elettrico, sono oggetto degli schemi normativi che il nostro Paese deve approvare – con scadenze diverse – entro la metà del 2021 recependo due specifiche direttive europee.

In questo scenario Rse, Ricerca di sistema energetico, è impegnata con due specifici programmi di attività a sostegno sia del legislatore, sia degli stakeholder e sia delle realtà già esistenti, come le Cooperative elettriche italiane storiche, che devono misurarsi con nuove dimensioni di mercato, nuove tecnologie, e nuove normative. ‘I progetti di Rse sono di due nature diverse. Il primo progetto è relativo a un’attività specifica di ricerca di sistema in cui noi svilupperemo una collaborazione con diversi soggetti che intendono portare avanti i progetti pilota di energy-community e di autoconsumo collettivo, in ambito condominiale o in ambito di edificio. In questo modo si va a sperimentare nella pratica quali sono le barriere, le problematiche, i costi e i benefici che comporta sviluppare questi progetti – spiega Michele Benini direttore del dipartimento Sviluppo dei sistemi energetici Rse – Questo progetto è sinergico con un incarico che Rse ha ricevuto dalla Commissione europea per fornire supporto tecnico al Ministero dello Sviluppo economico nell’implementare nella legislazione nazionale il recepimento delle parti delle direttive europee, rinnovabili e mercato, che riguardano l’autoconsumo collettivo e l’energy-community. In questo ambito, Rse collabora con uno steering committee composto dal Ministero dello Sviluppo economico dal Gse, dall’Autorità per l’energia elettrica reti e ambiente, in un gruppo di lavoro sinergico che si occupa appunto di definire le norme di recepimento nella legislazione nazionale’.

I ricercatori di Rse sono stati invitati a illustrare le linee di sviluppo dei nuovi scenari alla luce delle direttive europee nel corso di una giornata di lavoro organizzata da Confcooperative – consumo e utenza e che ha visto la partecipazione dei rappresentati delle Cooperative elettriche. Realtà queste – , alcune delle quali attive da oltre un secolo – che puntano a un ricoprire un ruolo primario nei nuovi schemi previsti dall’Europa. ‘La Confederazione – dice Roberto Savini, presidente Confcooperative-consumo e utenza – siccome raccoglie questi soci che sono impegnati nel mondo sia delle cooperative di utenza, sia delle cooperative anche di produzione dell’energia, oggi noi pensiamo di poter avere dare una risposta e dare un aiuto anche al legislatore proprio per potere costruire impianti normativi che possono essere adatti a questo tipo di attività’.

Sostenibilità, e rapporto stretto con il territorio e la comunità: sono alcuni dei pilastri previsti dalle direttive e sui quali vanno sviluppati i nuovi schemi, anche in una prospettiva di vantaggio sensibile per il consumatore. ‘Anche con un senso concreto sulla bolletta, in quanto autoprodursi l’energia vuol dire sostanzialmente averla a disposizione a prezzo di costo – spiega ancora Benini – Non ci sono i ricarichi del fornitore che deve fare margini sul servizio di compravendita di energia. In più il fatto di utilizzarla localmente, e quindi non avere costi o perdite di trasmissione, consente di sfruttare in maniera ancora più efficiente l’energia. Infatti uno degli obiettivi delle comunità dell’energia è quello di affrontare anche le problematiche di povertà energetica; nel senso che utenti in condizioni di povertà energetica, partecipando a una comunità di energia, a uno schema di autoconsumo collettivo, possono avere energia a prezzo più basso delle condizioni del mercato’.