I due scenari che si aprono dopo il voto sulla piattaforma Rousseau

Barbara Tedaldi

È il giorno della votazione sulla piattaforma Rousseau. Ma al Quirinale, Sergio Mattarella attende che al più tardi nella giornata di mercoledì il premier incaricato Giuseppe Conte salga per sciogliere la riserva.

Due sono le strade che l'avvocato ha davanti a sé. Se scioglierà positivamente la riserva, presenterà al Capo dello Stato una sua lista di proposte per i dicasteri e il Presidente, se non ci saranno incongruenze vistose tra i profili proposti per i dicasteri chiave e la cornice programmatica indicata da Conte, li nominerà. 

A quel punto in poche ore, molto probabilmente giovedì, si allestirà il Salone delle Feste al Quirinale per il giuramento, poi primo consiglio dei ministri a palazzo Chigi e infine la scena si sposterà alla Camera per il discorso programmatico con cui Conte chiederà la fiducia. Subito dopo, il bis al Senato, visto che anche palazzo Madama dovrà dare il suo voto favorevole (con numeri ben più risicati di quelli di Montecitorio).

Se invece dopo il voto di Rousseau, che il Colle ovviamente rispetta, il Movimento 5 stelle non fosse più disposto all'accordo con il Pd, lo dovrebbe comunicare ufficialmente al presidente che dovrebbe registrare la posizione diversa rispetto a una settimana fa; a quel punto scioglierebbe negativamente la riserva e per il Colle in pratica non ci sarebbe altra decisione che lo scioglimento delle Camere.

Dunque il capo dello Stato in poche ore convocherebbe una figura di garanzia, gli affiderebbe un incarico per dar vita a un esecutivo con pochi ministri che, incassata la scontata sfiducia delle Camere, porti il Paese al voto. Ormai la data più probabile è domenica 10 novembre, una scadenza che dà il tempo minimo, seppur stringatissimo, per avere il nuovo esecutivo entro i primi di dicembre (se il risultato delle elezioni sarà chiaro) e la manovra entro la data limite del 31 dicembre.

L'esecutivo di garanzia, infatti, non sarebbe chiamato a varare la manovra e questa dovrebbe aspettare la formazione del governo, con gli ovvi problemi di immagine che questo ritardo avrebbe agli occhi di Bruxelles e dei mercati. Dunque poche ore, ancora non più di 48, e dalla loggia alla Vetrata il premier incaricato prima e il Presidente Mattarella poi faranno sapere quali saranno le sorti della legislatura.