Due Stati ma Gerusalemme indivisa: il piano di Trump per il Medio Oriente. Ma Abu Mazen dice no

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Il piano di pace per il Medio Oriente c’è, ma solo sulla carta. La strada verso l’approvazione delle parti in causa è in salita o, stando alle dichiarazioni dei Palestinesi, l’intesa è saltata prima di essere stretta. Addirittura di un piano “nato morto”, si tratterebbe, secondo Ankara. Donald Trump l’ha presentato oggi alla Casa Bianca: in otto pagine i punti per la fine del conflitto tra israeliani e palestinesi. C’è l’apertura da parte di Netanyahu ai due stati, ci sono degli investimenti importanti. Ma c’è Gerusalemme come capitale indivisa di Israele. E non c’è il diritto al ritorno dei Palestinesi. Ed è proprio su questo punto che dalle autorità palestinesi c’è stata chiusura totale.

“Gerusalemme resta la capitale indivisa di Israele”, ha detto il presidente americano Donald illustrando il piano.

Nelle pagine illustrate si chiedono quattro anni di congelamento degli insediamenti israeliani, raddoppiando i Territori palestinesi. Per il presidente americano si tratta “di un grande passo verso la pace”. Trump afferma: ”È giunto il momento per una svolta storica”. Ma per Abu Mazen le cose non stanno così: “Gerusalemme non è in vendita, e i nostri diritti non si barattano”.

E non sono bastate le rassicurazioni del tycoon, che ha affermato: “Nessun palestinese o israeliano verrà sradicato dalla propria abitazione”. 

Il presidente americano ha scritto ad Abu Mazen. Nella sua lettera ha ribadito l’offerta di 50 miliardi di dollari di investimenti per i palestinesi e dettato i tempi parlando di quattro anni per negoziare, un arco di tempo durante il quale verranno congelati gli insediamenti israeliani. Questo a patto che i palestinesi riconoscano definitivamente Israele come “Stato ebraico”, rinuncino al terrorismo e accettino che il loro Stato sia smilitarizzato.

Ieri il capo della Casa Bianca ha incontrato i due leader politici di Israele, il premier Benjamin Netanyahu e il suo rivale Benny Gantz, a cui ha...

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