Duello per la Casa Bianca, cosa accade se Trump non “concede”

Red
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Roma, 7 nov. (askanews) - Con la gara per la Casa Bianca appesa al conteggio di poche migliaia di voti in diversi Stati, Donald Trump accusa i democratici di brogli e di trame per "rubare il voto". Per quanto volubile e imprevedibile, è difficile immaginare che il presidente Usa si appresti a compiere il rito del "concedere" la vittoria, in pratica ammettere la sconfitta. La tradizione del "concedere" la vittoria nasce nel 1896, con un telegramma di auguri di William J. Bryan a William McKinley: "Hey, hai vinto, buona fortuna". Ma cosa accade se il presidente non si allinea alla tradizione diventata con il tempo sostanza? Nell'immediato nulla, se non aggiungere un altro fattore destabilizzante alla scena politica americana, fin troppo divisa. Il candidato democratico Joe Biden ha ammonito che il servizio di guardia della Casa Bianca, dovesse diventare necessario, sa bene come sbarazzarsi degli "intrusi". Se l'idea di uno sfratto fisico il 20 gennaio - giorno in cui il nuovo presidente deve giurare ed entra in carica - diverte molto i social, gli esperti elettorali Usa tratteggiano scenari per un eventuale resistenza ad oltranza di Trump. Il Transition Integrity Project, gruppo bipartisan di funzionari ed osservatori, ha elencato una serie di possibilità.

LA CORTE SUPREMA

Donald Trump ha già presentato una serie di ricorsi in alcuni Stati cruciali per l'esito dell'elezione, altri potrebbe presentarne. I primi verdetti dei Tribunali sono stati negativi e sembrano scoraggiarlo dal continuare su questa strada, ma un verdetto favorevole da parte della Corte suprema di uno Stato aprirebbe la strada per il ricorso alla Corte suprema degli Stati Uniti. E' vero che all'Alta corte è arrivata, nominata da Trump, la nuova giudice Amy Coney Barrett. Ma il massimo tribunale non aspira certo a decidere chi deve stare alla Casa Bianca per i prossimi quattro anni ed è difficile pensare che si accodi semplicemente ai voleri di Trump. Il presidente se ne va al massimo dopo otto anni, i giudici della Corte suprema sono nominati a vita.

I GRANDI ELETTORI 'ALTERNATIVI'

Nei vari Stati, i grandi elettori vengono indicati in base al voto popolare, ma in caso di situazioni incerte, con battaglie legali in corso o altri inciampi politici, i parlamenti degli Stati potrebbero tentare il colpo grosso: nominare i loro grandi elettori e spedirli a Washington a votare senza vincolo di rispetto del voto popolare. I 538 grandi elettori, delegati al voto per la vera e propria elezione del presidente, vanno scelti entro l'8 dicembre e devono votare il 14 dicembre. Il problema (di Biden) è che alcuni Stati in cui prevale, compresa la Pennsylvania, le assemblee locali sono a maggioranza repubblicana.

In teoria, i parlamenti degli Stati potrebbero inviare a Washington grandi elettori 'in competizione', ovvero uno o più Stati si potrebbero ritrovare con due squadre di elettori, una contro l'altra. A quel punto sarebbe competenza del presidente del Senato, ovvero il vicepresidente Mike Pence, cosa fare con i voti 'doppi'. E se nessuno dei due candidati presidenziali ottiene 270 voti, la questione passa alla Camera, dove ogni delegazione ottiene un voto.

NANCY PELOSI BALUARDO ESTREMO

Altro scenario estremo, conseguenza del precedente. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, impedisce ai deputati di entrare in aula in modo da bloccare il conteggio avviato da Pence. Questo, infatti, deve avvenire 'in presenza' dei membri della Camera. Con uno stallo a tempo indeterminato, sino al 20 gennaio (giorno fissato per l'inaugurazione del nuovo presidente) sempre in teoria Pelosi potrebbe reclamare per sé la presidenza, come esito della linea di successione.

DI TUTTO UN PO'

Tutti questi scenari non sono alternativi l'uno all'altro e con teorie sempre più estreme si può ipotizzare una vittoria di Biden, il piano dei grandi elettori alternativi per tenere Trump alla Casa Bianca, Pelosi che si mette in mezzo per evitarlo, tutto assieme. Molto dipende da come si comporterà il partito repubblicano, da cui già arrivano prese di distanza rispetto a Trump.