Dybala: "La Juve voleva vendermi, l'addio era vicino. Poi Sarri mi ha dato la forza"

Antonio Parrotto

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​Paulo Dybala si racconta a 360° ai microfoni del The Guardian. Il giocatore della ​Juventus ha parlato della sua infanzia, del padre morto ma anche del nonno polacco e del passaggio dal Palermo alla Juve. Ecco le sue dichiarazioni.

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Sarri?


"Il suo arrivo mi ha aiutato, oggi sono felice. Voleva che restassi alla Juve, questo mi ha dato la forza quando non sapevamo cosa sarebbe successo in futuro. Sapevo che uno come lui avrebbe potuto insegnarmi a dare il meglio di me".

La possibile cessione in estate?

"Sono stato vicino ad andarmene. Era nei pensieri del club, lo sapevo. Abbiamo aspettato fino all'ultimo".


Chi preferisco tra ​Messi e ​Ronaldo?

"Scusate, non posso rispondere a questa domanda...Sono l'unico giocatore che condivide lo spogliatoio con entrambi e la gente vede solo la punta dell'iceberg; non hanno vinto tutto ciò che hanno vinto perché sono stati fortunati".

La Dybala mask?

"Spesso accadono cose brutte, momenti difficili, tosti. Io esulto così perché bisogna indossare la maschera e combattere, come fanno i gladiatori. Ogni battaglia va così. Con quell'esultanza ho provato a trasmettere questa idea. Alla gente piaceva, lo capiva, e questo mi ha fatto piacere".


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Tuo nonno aveva origini polacche.


"Mi piacerebbe andare lì, anche se non è rimasto più nessuno. E' un posto piccolo, ci sono poche case. Alcuni giornalisti polacchi mi hanno messo in contatto con la figlia di mio nonno, ma è morta. Ho dei cugini in Canada, ma non ci siamo mai visti".


Hai provato anche a prendere il passaporto polacco?

"Ma poi non ci sono riuscito per via di alcuni documenti mancanti. Un giorno lo farò. Mi sento più polacco che italiano, forse".

Tuo padre è morto quando eri molto giovane.

"Fu molto difficile. Mia madre ha sofferto molto, come i miei fratelli. Vedi il dolore ma continui. Non sono il primo ad aver vissuto una cosa così, e non sarò neanche l'ultimo. E' la vita. Ora abbiamo qualcuno che ci aiuta dall'alto".


Il salto dal Palermo alla Juve?


"E' stato un grande salto, ma ero convinto che sarebbe andato bene. Il primo anno in Serie A è stato difficile, ma ringrazio quell'esperienza, mi ha fatto crescere. Ero un bambino, ho imparato la lezione e sono cresciuto".