E adesso il Green Pass va bene anche alla Lega

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Minister for economic development Giancarlo Giorgetti (L) and leader of Lega Matteo Salvini attend during  the Ambrosetti Forum “Intelligence on the world, Europe, and Italy” in Villa d’Este Cernobbio on Como lake, 5 September 2021.  
ANSA / MATTEO BAZZI (Photo: MATTEO BAZZIANSA)
Minister for economic development Giancarlo Giorgetti (L) and leader of Lega Matteo Salvini attend during the Ambrosetti Forum “Intelligence on the world, Europe, and Italy” in Villa d’Este Cernobbio on Como lake, 5 September 2021. ANSA / MATTEO BAZZI (Photo: MATTEO BAZZIANSA)

La Lega è troppo divisa al suo interno per intestarsi una battaglia parlamentare con il coltello tra i denti contro il decreto Green Pass, ora in discussione nell’Aula della Camera. Basti pensare che c’è chi come il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti immagina un’estensione del certificato verde e chi, come Claudio Borghi, minaccia di non votare la fiducia qualora il governo dovesse decidere di blindare il provvedimento. Per questo motivo i toni di Matteo Salvini nelle ultime ore sono cambiati. Ha capito che il suo gruppo parlamentare non ne uscirebbe compatto. La stessa convinzione la coltivano a Palazzo Chigi, dove nelle stanze del piano nobile, si guarda con soddisfazione alla ritirata del capo leghista. E se prima si pensava di dover porre la fiducia sul decreto Green pass adesso si seguirà la strada più pianeggiante e meno tortuosa, dal momento che sono venute meno le tentazioni ostruzionistiche da parte di Matteo Salvini che oltretutto avrebbero creato frizioni plateali con l’ala governista della Lega.

Già delle prime ore della giornata si è visto il cambio di passo. Durante la discussione generale sul provvedimento si sono iscritti a parlare dodici deputati, di cui cinque di Fratelli d’Italia. Dai parlamentari della maggioranza della maggioranza non sono arrivati interventi a sfavore né si prevede una valanga di emendamenti. L’atteggiamento del leader della Lega è più mite rispetto al testo, che prevede la proroga dello stato d’emergenza fino al prossimo 31 dicembre e l’obbligo del Green pass, vaccino effettuato o tampone negativo nelle 48 ore precedenti, per accedere nei ristoranti al chiuso, nelle palestre, nei cinema, nei musei e nelle piscine al chiuso.

Il testo prevede anche nuovi criteri per definire i colori delle regioni in base al numero dei contagi di Covid-19, misure per gli eventi sportivi, un fondo per le discoteche e un prezzo calmierato per i tamponi. Resta in vigore l’incidenza dei contagi ma non rappresenterà più il criterio guida per la scelta delle colorazioni (bianca, gialla, arancione e rossa) delle regioni. I parametri principali sono infatti il tasso di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva.

La battaglia all’interno del governo ma anche all’interno dei partiti di maggioranza ora si sposta sull’obbligo vaccinale su cui Salvini appare irremovibile. “Noi vogliamo tutelare salute, lavoro e diritti di tutti. Gli italiani stanno rispondendo con buon senso. Non c’è bisogno di obblighi, multe e divieti”. Altro tema cruciale e imminente, più dell’obbligo vaccinale, è l’allargamento dell’obbligo del Green pass a determinate categorie di lavoratori. Tema che sarà affrontato nella cabina di regia di giovedì tra il premier Mario Draghi e i capi delegazione dei partiti al governo. E su cui il ministro leghista Giorgetti si è già espresso a favore. Importante per qualsiasi scelta sarà l’esito dell’incontro tra Confindustria e sindacati di oggi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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