E così Macron ha rotto il muro della "merde"

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French President Emmanuel Macron speaks during a press conference with European Commission President after a meeting at the Elysee Presidential Palace in Paris on January 7, 2022, as France took over the helm of the six month presidency of the Council of the European Union on January 1. (Photo by Michel Euler / POOL / AFP) (Photo by MICHEL EULER/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: MICHEL EULER via Getty Images)
French President Emmanuel Macron speaks during a press conference with European Commission President after a meeting at the Elysee Presidential Palace in Paris on January 7, 2022, as France took over the helm of the six month presidency of the Council of the European Union on January 1. (Photo by Michel Euler / POOL / AFP) (Photo by MICHEL EULER/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: MICHEL EULER via Getty Images)

“Dire questa parola e poi morire, cosa c’è di più grande?” Victor Hugo nei Miserabili attribuisce questo pensiero al generale Cambronne nel momento in cui lanciò il suo immortale “Merde!” sotto il fuoco britannico a Waterloo. Nessuno sa se Emmanuel Macron ci abbia pensato durante l’intervista di capodanno. È certo però che la campagna elettorale francese è finalmente decollata grazie a questa frase destinata a diventare storica: “…les non-vaccinés, j’ai très envie de les emmerder”. Dàgli ai no vax!

La parola deriva da “merde”, ma come tradurre questo verbo?

È un’espressione assolutamente comune, un po’ andante ma non particolarmente volgare. In italiano si potrebbe dire tormentare, molestare o più efficacemente fare incazzare. Per i giornalisti di tutto il mondo è stato un rompicapo perché non si trattava di un fuorionda rubato ma di una dichiarazione ex cathedra. Gli anglofoni si sono sbizzarriti: hassle, annoy, antagonize, harass… Il New York Times ha deciso per “piss off” e “make life miserable”. Più brutale il Guardian che ha attribuito a Macron la determinazione di gettare i non vaccinati “in the shit”. Qualcun altro si è spinto a interpretare il desiderio del presidente: “I really want to fuck them”. La Bild, il popolarissimo tabloid tedesco, si è tenuta su “schikanieren” che vuol dire per l’appunto molestare. I giornali francesi riferiscono che Al Jazeera ha fatto la scelta “codarda” dell’asterisco che equivale al biiiip che in tivù copre ipocritamente le parole impronunciabili. Come hanno fatto non pochi giornali italiani: “Rompere le p… ai novax”. E bravi quelli che hanno serenamente scritto “palle” perché quello era esattamente il tono presidenziale.

Il dibattito è tuttora in corso. Dall’estrema destra, Marine Le Pen e persino Éric Zemmour (uno condannato per incitamento all’odio razziale) hanno attaccato Macron per la cinica manifestazione di disprezzo verso il popolo no vax. La candidata gollista Valérie Pecresse, visibilmente “emmerdée” per la trovata macronista, ha cercato subito di ribattere il colpo ripescando dall’armadio degli scheletri politici il mitico “karcher” che scandì come un ritornello la campagna elettorale di Sarkozy nel 2007. Cos’è? La pompa ad aria compressa con la quale gli spazzini di Parigi lavano i marciapiedi. Sarko aveva promesso che avrebbe ripulito le banlieues dalla “racaille” (la feccia umana) con il karcher. Poi è andata com’è andata. Adesso Pecresse, che nel frattempo non ha vissuto su un’isola deserta ma è stata ed è presidente della regione parigina, promette di riaccendere il “karcher”.

Siamo alla sfida linguistica ed emotiva. Ma non c’è dubbio che a volare più alto sia stato Macron. Il verbo “emmerder” contiene la parola “merde” e Le Monde si chiedeva ieri se sia stata una sbandata verbale o un freddo calcolo politico, propendendo ovviamente per la seconda ipotesi. Il politologo di giornata sul Figaro notava che nella Quinta repubblica nemmeno De Gaulle, vibrante oratore e implacabile ipnotizzatore del popolo, si era spinto a tanto con i francesi contrari all’indipendenza dell’Algeria. Solo Macron ha osato infrangere il muro della “merde”.

Ma allora perché non scherzare un po’ su questa “fierté nationale”, come viene definita senza complessi su slate.fr? Si cita la lettera di Flaubert a un amico: “Après tout, merde!” Una parola che consola da tutte le miserie umane, scrive l’autore di madame Bovary che finisce così: “Mi piace ripeterlo: merde, merde, merde!” Riemerge dagli archivi un vecchio film dove Jean Gabin dice alla moglie: «Tu m’emmerdes. Tu m’emmerdes gentiment, affectueusement, avec amour, mais tu-m’em-merdes

Che sia letteratura o politica, in Francia, la merde spunta sempre da qualche parte. Una parola “popolare, onnipresente, storica”. Se niente è intraducibile, nel passaggio da una lingua all’altra è facile perdere le sfumature. Bérengère Viennot, traduttrice e linguista, si dispiace con gli anglofoni che “non gusteranno mai lo charme dei nostri emmerdements. Niente è più francese di un presidente che vi… emmerde”. E il talento di un popolo che vuole costantemente “emmerder” il resto del mondo.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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