E' già braccio di ferro tra gli Stati Ue sulla modifica dei Trattati

Emmanuel Macron, Roberta Metsola e Ursula von der Leyen

AGI - E' già braccio di ferro tra gli Stati Ue sulla riforma dei trattati. Il dibattito tra i leader sulla riforma richiesta dai cittadini con la Conferenza sul Futuro dell'Europa e dal Parlamento europeo, che sta lavorando a una Convenzione, resta ancorato alle prese di posizione aprioristiche e concentrate più sull'iter che sul contenuto della revisione delle regole Ue.  

A spingere di più per cambiare le regole dell'Unione, in primis quella dell'unanimità, sono stati il presidente francese, Emmanuel Macron, attuale presidente di turno dell'Ue, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, già durante la cerimonia di chiusura della Cofoe, lo scorso 9 maggio. Dopo qualche settimana di silenzio, il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha fatto sapere che per lui la riforma dei Trattati “non è un tabù”. “Ma è importante ottenere il maggior consenso possibile”, ha avvertito il successore di Angela Merkel, “perché se c'è una cosa di cui non abbiamo bisogno in questo momento è un controverso e dispendioso processo di autocontemplazione sulle questioni istituzionali”. Parole interpretabili sia come un'apertura che come un monito sulle infinite incognite di una riforma dei Trattati pensata in un segmento storico così delicato.

D'altronde le parole di Scholz sono arrivate dopo il documento firmato da 13 Paesi lo scorso 9 maggio, il giorno della festa dell'Europa, nel quale i governi di mezza Ue hanno chiuso alla riforma dal momento che, hanno spiegato, “non sosteniamo i tentativi sconsiderati e prematuri di avviare un processo di modifica del Trattato” che potrebbero “sottrarre energia politica” alle questioni più urgenti.

Il documento firmato da Polonia, Svezia, Danimarca e altri 10 Paesi è riuscito nell'intento di fermare sul nascere la spinta riformatrice e mantenere il dibattito sui temi ‘concreti'. Dimenticando, però, che questi stessi temi sono sparsi un po' ovunque nelle proposte della Cofoe destinate ad alimentare il dibattito europeo, a prescindere che vengano richiamate nell'agenda dei leader o meno.   

E lo conferma l'agenda del primo vertice Ue dopo la conclusione della Cofoe, incentrato sull'Ucraina ma con i temi strettamente legati alle 49 proposte dei cittadini. A partire proprio dal potere di veto - oggi esercitato dall'Ungheria sullo stop al petrolio russo - che proprio le conclusioni della Cofoe mirano a superare per le decisioni di politica estera (vedi la proposta 21).

Lo stesso si può dire del tema energia, anch'esso in agenda, trattato dai cittadini che hanno chiesto, tra le altre cose, di “ridurre la dipendenza esterna” (proposta 3). La sicurezza alimentare, terzo punto del dibattito tra i leader, viene evocata nella prima delle 49 proposte della Cofoe. Sulla difesa - ultimo punto nell'agenda di oggi e martedì - le conclusioni dei cittadini parlano di “forze armate congiunte” da impiegare “a fini di autodifesa e precludere azioni militari aggressive di qualsiasi tipo” (proposta 23).

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