E Mattarella dà la disponibilità italiana sulla difesa comune Ue

·3 minuto per la lettura
(From L) Estonia's President Kersti Kaljulaid, Italy's President Sergio Mattarella and Germany's President Frank-Walter Steinmeier take part in a press conference of Heads of State members of the Arraiolos Group on September 15, 2021 following their one-day meeting work sessions at the Quirinale palace in Rome. - The
(From L) Estonia's President Kersti Kaljulaid, Italy's President Sergio Mattarella and Germany's President Frank-Walter Steinmeier take part in a press conference of Heads of State members of the Arraiolos Group on September 15, 2021 following their one-day meeting work sessions at the Quirinale palace in Rome. - The

L’Unione Europea “o si completa o si rischia che venga meno, con tutto ciò che ci ha consegnato, di pace, di diritti, di prosperità. Questa esigenza richiama anche la definizione di una politica estera comune e lo sviluppo congiunto di capacità nel settore di sicurezza e difesa”.

Nel giorno in cui Ursula von der Leyen rilancia a Strasburgo il progetto di difesa comune europea, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ribadisce la disponibilità italiana a partecipare. Sepolto finora dalle reticenze degli Stati membri nonché dalla priorità assegnata all’Alleanza Atlantica, il progetto di difesa comune torna in agenda come conseguenza del ‘disordinato’ ritiro delle forze occidentali dall’Afghanistan, ma resta materia complicata: per realizzarlo serve l’unanimità dei 27 Stati Ue.

“Il caso Afghanistan, come pochi anni addietro il caso tuttora aperto della Siria, ha plasticamente raffigurato una Unione incompleta che ha bisogno ineludibile di costruire rapidamente una propria autonoma credibilità nell’ambito delle relazioni internazionali - sono le parole di Mattarella alla prima sessione di lavori del sedicesimo incontro del Gruppo Arraiolos in corso al Quirinale - Anche in questa visione, l’Unione si pone in piena complementarietà con la Nato, rafforzando il suo ruolo di produttore di sicurezza”.

Una complementarietà sottolineata anche dalla presidente della Commissione Europea, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione alla plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo. “Ci sono questioni terribilmente scomode che gli alleati dovranno affrontare all’interno della Nato. Ma non c’è alcun tema di sicurezza e difesa in cui meno cooperazione sia la risposta”, dice von der Leyen, annunciando “una nuova dichiarazione Ue-Nato entro fine anno”. In parallelo, l’Unione lavorerà al progetto di difesa comune: “Prima della metà dell’anno prossimo organizzeremo un vertice con Macron” sul tema, aggiunge la presidente citando il maggiore sponsor europeo del piano.

“Accrescere le nostre capacità, fare dell’Unione un attore più credibile è importante per l’Europa e, vorrei aggiungere, lo è anche per gli Stati Uniti, in un mondo sempre più caratterizzato dal protagonismo di grandi soggetti internazionali”, sottolinea Mattarella citando gli alleati d’oltreoceano, che storicamente non hanno mai guardato con favore alla nascita di un esercito europeo. Ma le condizioni storiche sono cambiate.

Lo dimostra il ritiro dall’Afghanistan, con lo strascico di polemiche da parte europea dove molti leader si sono sentiti esclusi dalle decisioni di Washington, la scia di immigrazione che ora il vecchio continente rischia di dover gestire, la minaccia terroristica di cui Mario Draghi ha parlato con il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel nel colloquio della scorsa settimana a Palazzo Chigi, condividendo con lui il timore che l’Afghanistan diventi covo di terroristi. C’è il fatto che anche gli Usa di Joe Biden, come già quelli di Donald Trump, sono in ritiro dai vecchi scenari strategici mediorientali e mediterranei, per concentrarsi sul dossier cinese. E c’è la Brexit, che ha costretto l’Unione a fare a meno della Gran Bretagna e delle sue forze armate.

Un quadro geopolitico che apre delle possibilità per l’Ue, riuscendo a riesumare, per forza di cose, il vecchio progetto di difesa comune. Non significa che andrà avanti spedito. Serve “l’unanimità degli Stati membri”, ricorda il commissario all’Economia Paolo Gentiloni parlando con i giornalisti a Strasburgo e condividendo i propositi di von der Leyen. E, ancora più difficile, serve una politica estera comune, come sottolinea lo stesso Mattarella. Utopia, almeno finora.

La prospettiva di un vero meccanismo di difesa collettivo europeo “dipende dalla condivisione dell’analisi delle minacce, significa costruire capacità militari, significa avere un’agenda comune di politica estera e significa avere la volontà d’impiegare la capacità militare quando è necessario farlo”, dice anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerini a margine del bilaterale con il collega britannico Ben Wallace a Londra. Si tratta di “punti politici, non tecnici, e in questo senso le parole di oggi della presidente von der Leyen sono sicuramente un viatico importante”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli