E Mattarella parlò con Tria e Conte

Alessandro De Angelis

Al Quirinale non si respira quel clima di allarme di cui molti parlano in relazione alle turbolenze della manovra, come se fosse imminente una crisi politica con i partiti pronti a esibire lo scalpo del ministro del Tesoro, con baldanzosa indifferenza rispetto all'impennata dello spread. Certo, come dicono i vecchi quirinalisti, "il capo dello Stato è preoccupato per definizione": chi non lo sarebbe, in una situazione in cui, come ha detto Mario Draghi, basta una parola a fare danni sui mercati. Ma, dicevamo, tutto sommato l'aria non è quella di un warning rispetto a un pericolo imminente.

E c'è un motivo. Proprio nel giorno più difficile (martedì scorso) il ministro Tria ha fatto capire di essere un vero osso duro, che sa difendersi da solo. In serata ha parlato a lungo col capo dello Stato, e la conversazione ha avuto un effetto rassicurante al Quirinale, perché il titolare del Tesoro, con calma olimpica, ha fatto capire che ci vuole ben altro di un "pretendo" del giovane Di Maio per piegarlo sui saldi, provocando una ripercussione incontrollata sul debito e la reazione dei mercati che ben conosce. Chi è di casa al Quirinale si dice certo che non sarà Tria a "mettere la firma sul disastro dell'Italia", perché di questo stiamo parlando qualora si sforassero i limiti di flessibilità consentiti, per un paese col nostro debito e con la fine dell'ombrello protettivo della Bce. E se c'è qualcuno che vuole piegarlo, deve mettere in conto piuttosto di perseguire i disegni di finanza allegra con un altro ministro e con tutto ciò che questo comporta. Parliamoci chiaro, se mai dovesse saltare salterebbe il governo, responsabilità che nessuno vuole assumersi.

Non ci sono minacce che tengano. Ed è chiaro che quel che è successo martedì è il punto di svolta della storia. Che ha avuto un effetto calmante sui protagonisti, a partire da Luigi Di Maio che, il giorno successivo, ha ribadito la sua fiducia nel ministro di cui il giorno prima si metteva in...

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