E ora Boris Johnson tende la mano a Bruxelles

brahim maarad

La Gran Bretagna tende la mano all'Ue e si dice pronta a rivedere alcune parti "complicate" del proprio piano Brexit ma chiede a Bruxelles la "flessibilità" necessaria. Il premier britannico, Boris Johnson, chiede a Bruxelles di "cogliere le opportunità" offerte dalla sua nuova proposta per l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue, ribadendo tuttavia che ci sarà la Brexit nei tempi previsti, con o senza un accordo. Dall'altra parte della Manica prevale lo scetticismo con la consapevolezza che la prossima settimana sarà decisiva.

In un colloquio telefonico, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha definito "imminente la decisione critica". Secondo un portavoce dell'Eliseo, il capo di Stato francese Macron concorda che i negoziati tra il team del capo negoziatore europeo, Michel Barnier, e i funzionari britannici dovrebbero continuare nei prossimi giorni "per valutare se un accordo è possibile" entro la fine della settimana.

Quella con Macron non è stata l'unica telefonata di giornata di Johnson. Ha sentito anche il premier olandese, Mark Rutte, che ha sottolineato che "rimangono importanti interrogativi sulle proposte britanniche" e "c'è ancora tanto lavoro da fare in vista del vertice". Per Barnier, invece, resta "molto difficile" raggiungere l'accordo. 

In una lettera aperta pubblicata sul Sun Sunday, Johnson chiede flessibilità ai suoi partner dell'Unione per accettare il suo piano di uscita, che presenta come un "impegno pratico" con il quale il Regno Unito "offre terreno ove necessario". 

Pertanto, afferma di essere pronto a "fare il salto" e di lasciare l'Ue il 31 ottobre, anche se resta da vedere, aggiunge, se Bruxelles "accoglierà felicemente" un divorzio negoziato. "Se vogliamo raggiungere un accordo, ora abbiamo bisogno che l'Ue faccia la sua parte, dimostrando la propria prontezza per raggiungere un patto che abbia il sostegno del Parlamento del Regno Unito", osserva il premier conservatore. Johnson ricorda che l'accordo di uscita firmato con Bruxelles a dicembre dal suo predecessore, Theresa May, ha aperto "un enorme divario nel cuore" di Westminster ed è stato respinto dai suoi membri per la sua opposizione, principalmente alla controversa salvaguardia delle frontiere (backstop), pensata per evitare un confine duro con l'Irlanda. 

Intanto il Times ha rivelato che lo speaker dimissionario della Camera dei Comuni britannica, John Bercow, è in testa tra i papabili per la guida di un eventuale governo di unità nazionale. Secondo il piano di un gruppo di oppositori di Johnson, che non gradiscono però nemmeno il laburista Jeremy Corbyn, Bercow guiderebbe un esecutivo "di talenti e parlamentari che non si candiderebbero piu'"