E se la Sampdoria di Ranieri vincesse lo Scudetto come il Leicester?

Di Redazione
·5 minuto per la lettura
Photo credit: MIGUEL MEDINA - Getty Images
Photo credit: MIGUEL MEDINA - Getty Images

From Esquire

Da pronostico la Sampdoria non vincerà lo scudetto, non si qualificherà per le coppe europee, e ha probabilmente più possibilità di finire il campionato nella metà destra della classifica che in quella sinistra. Sappiamo benissimo che la ragionevolezza dice questo. Per essere ancora più precisi, secondo il sito Tranfermarkt il valore totale dei calciatori della rosa blucerchiata è il quattordicesimo della serie A, superiore solo alle tre neopromosse, al Genoa, al Parma e all’Hellas Verona. Chi scommettesse ora mille euro sul secondo tricolore dei liguri, si troverebbe milionario a fine stagione in caso di vittoria.

Il punto è che in panchina c’è Claudio Ranieri, l’uomo che col Leicester 2015/2016 ha compiuto l’impresa più assurda del calcio moderno. La storia non si ripete o si ripete in farsa, dirà qualcuno, ma si parva licet componere magnis la Sampdoria che nelle ultime due partite ha schiantato due delle squadre più forti del campionato, Lazio e Atalanta, a molti ha ricordato proprio quel Leicester: sorniona, concentratissima, impenetrabile in difesa e micidiale in attacco. E a guardare questa Samp da vicino, le analogie con quel Leicester sono tali da destare se non altro curiosità. Abbiamo elencato qui di seguito le tre similitudini principali. Non vogliamo realmente sostenere che la Sampdoria abbia buone o anche solo discrete possibilità di vincere lo scudetto, ma intendiamo dimostrare che la seconda impresa di Ranieri non sarebbe più incredibile di quella compiuta oltremanica. Anzi: probabilmente l’idea di una Sampdoria tricolore oggi è meno stralunata di quella del Leicester campione d’Inghilterra a ottobre 2015.

1 - La rosa della Samp

La rosa della Samp non è certamente quella di una grande squadra, ma è nettamente sottovalutata. Il Leicester era nettamente più forte, direte voi. Giusto, ma quella Premier League era nettamente più competitiva di questa serie A: in proporzione, questa Samp ai nastri di partenza vale più o meno come quella squadra. Negli ultimi giorni di mercato i blucerchiati hanno realizzato tre colpi da zona Europa League con Candreva, Keita Balde e Adrien Silva. Nelle intenzioni della dirigenza i due investimenti dovevano essere compensati con la cessione di due tra i giocatori più importanti della squadra: il fantasista Ramirez e il difensore centrale Colley (che a sua volta sarebbe stato sostituito in modo economico).

Photo credit: Paolo Rattini - Getty Images
Photo credit: Paolo Rattini - Getty Images

Alla fine le due operazioni in uscita si sono complicate e sono saltate. Questo avrà fatto piangere il portafogli di Ferrero, ma ha reso la rosa della Samp molto più competitiva di quanto fosse negli stessi programmi della società. In particolare in attacco, i blucerchiati hanno un’ampiezza e una varietà di scelte seconda solo a quella delle grandi squadre: gestendo Quagliarella, Keita Balde, Gabbiadini, Ramirez, Verre e un grandissimo talento come Damsgaard, Ranieri sarà probabilmente in grado di schierare due o tre attaccanti o trequartisti in grande forma per quasi tutte le partite del campionato.

Questo ci conduce a una seconda riflessione: questa rosa assomiglia per molti versi a quella del Leicester: priva di grandi individualità ma perfetta per il 4-4-2 del mister in difesa e a centrocampo, molto più forte di quanto sembri in attacco. Quagliarella ha già dimostrato di poter essere il Jamie Vardy italiano, con la cura Ranieri Keita Baldé può tranquillamente essere il suo Mahrez.

I nuovi acquisti quasi ancora non si sono visti, e nelle prossime partite i blucerchiati hanno un calendario a dir poco appetitoso per consolidare le proprie certezze: per la Sampdoria vista contro Lazio e Atalanta il derby con un Genoa già in ginocchio potrebbe essere poco più che una formalità, e poi ci sono Cagliari, Bologna e Torino, tre squadre in chiara difficoltà.

2 - Claudio Ranieri

Il tecnico di Testaccio è sempre lui, e anche stavolta è arrivato con aspettative modeste e dopo alcuni fallimenti: allora era stato esonerato dalla Grecia, stavolta non aveva fatto bene né al Nantes né al Fulham (tralasciando la brevissima e interlocutoria parentesi alla Roma). Anche stavolta il mister non ha ottenuto colpi di mercato altisonanti ma una rosa ampia perfetta per portare avanti il suo 4-4-2 alternando gli interpreti.

Da quando ha lasciato il Leicester, questa è la prima volta che Ranieri ha la possibilità di preparare serenamente una stagione fin dall'inizio. Ci fu il Nantes, è vero, ma l'approdo del testaccino fu a dir poco turbolento, col tentativo del sindacato allenatori francese guidato da Domenech di bloccare la sua nomina per limiti di età, e molte tensioni conseguenti.

3 - Un campionato “strano”

Esattamente come nella Premier League 2015/2016, quasi tutte le “grandi” di questa serie A potrebbero affrontare una stagione interlocutoria. La Juve rimane di un altro pianeta ma con Pirlo ha fatto una scommessa radicale che non necessariamente pagherà nell’immediato. La Lazio parrebbe a fine ciclo e anche l’Atalanta dà qualche segno di cedimento. Napoli e Milan al contrario stanno cercando di aprire nuovi cicli, ma è difficile immaginare che in questa stagione riescano ad avere piena continuità. La Roma ha molti problemi. L’Inter di Conte è naturalmente la seconda favorita dopo la Juve, ma fin qui ha mostrato più difficoltà del previsto. Insomma, questo è probabilmente da oltre un decennio l’anno più propizio per una outsider che voglia costruire una favola memorabile in serie A, e Ranieri non può non averci pensato.

Aggiungiamo il fattore pandemia: Ranieri fin qui ha dimostrato di saper cavalcare le incertezze e le porte chiuse del calcio all'epoca del Covid-19 meglio di chiunque altro: l'anno scorso prima del lockdown la sua Samp stentava e si trovava in grossi guai, ma alla ripresa si è salvata d'autorità con un andamento da qualificazione alle coppe. In questo inizio di stagione è già al passo con le grandi.