Eccomi, sono il sacerdote investito da Nuela nella sua 'Carote'

Eccomi: sono il sacerdote investito da Emanuele Crisanti (in arte Nuela) con il suo Carote che ha appena entusiasmato il pubblico e i giudici. Anch'io, come Sfera Ebbasta, quando l'ho sentito cantare "arrivo nella galleria e investo un sacerdote" mi sono messo a ridere. Ma poi mi sono chiesto perché mi catturasse tanto una musica così semplice da sembrare banale e un testo che parla solo di carote.


Forse, mi dico, è perché la faccia pulita di Nuela dà un volto diverso da quelli che immaginiamo al mondo degli adolescenti. Perché, Emanuele fa eccezione, ma in genere il mondo degli adolescenti è quello dei capelli tinti a più tinte. A  volte solo le punte. A volte solo una parte. O tutta la testa. Oppure hanno una lunga frangia davanti e una lunghezza fino alla schiena dietro, ma sull'altra parte del capo, sopra l'orecchio, i capelli sono tutti rasati con il rasoio. Oppure un piercing sul collo, su un labbro, sul naso, sulla lingua. Tatuaggi dappertutto. Grossi. Piccoli. Neri. Colorati. Tutte caratteristiche che Emanuele, con la sua faccia pulita da sedicenne anni '60, non ha. Ma si capisce che li potrebbe avere e che i suoi capelli "pulitini in ordine" valgono quanto cinque piercing.

Non mi intendo di musica e guardo X-Factor solo perché canta il mondo che amo. Che mondo è quello che amo? È il mondo dei nostri figli. Dei figli dei nostri amici. Dei figli insomma, quelli che entrano urlando sull'autobus quando suonano le campanelle di entrata e di uscita a scuola. A noi sembrano omologati e abbiamo ragione. Ma per loro è necessario appartenere ad un gruppo per poter con “calma” trovare la propria identità. Anche se sono tutti uguali, così si sentono speciali e diversi.


E vale la pena ascoltarli. Quando parlano e anche quando cantano. Se li eviti perché hanno le treccine blu, come è accaduto a Scampia pochi giorni fa, ti perdi qualcosa. Se ti perdi Nuela, ti perdi un portatore sano di gioventù, non è una malattia. È vita. Parla poco. Parla male. Fa cose strane. Ma è vita e se non la fai entrare ti perdi qualcosa. Ti perdi qualcuno. Dovremmo provare.

Il prete con il quale Emanuele si è scontrato in galleria, magari era lì per caso. Magari era in galleria perché ci si era perso anche lui. O magari era in galleria perché c'era entrato apposta. Perché voleva incontrare Emanuele e i suoi amici per volere loro bene.

Val sempre la pena provare, perché l'amore fa sempre un bell'effetto. Provoca sempre qualcosa di bello. Non te lo diranno mai quelli come Nuela che gli hai fatto piacere interessandoti a loro, ma non importa. Perché la domanda vera è se noi li amiamo davvero questi giovani. Anche quello che sta in camera di là e quello che sull'autobus sembra ci sia solo lui e le sue cuffiette. Li amiamo?