Edoardo Nesi: "Nell'Italia post-Covid ci sarà da curare la mente del Paese intero"

Nicola Mirenzi
·Giornalista e blogger
·2 minuto per la lettura
MOSCOW, RUSSIA - NOVEMBER 28, 2018: Italian writer Edoardo Nesi visits the 2018 International non/fiction Book Fair held in Moscow's Central House of Artists. Vyacheslav Prokofyev/TASS (Photo by Vyacheslav Prokofyev\TASS via Getty Images) (Photo: Vyacheslav Prokofyev via Getty Images)
MOSCOW, RUSSIA - NOVEMBER 28, 2018: Italian writer Edoardo Nesi visits the 2018 International non/fiction Book Fair held in Moscow's Central House of Artists. Vyacheslav Prokofyev/TASS (Photo by Vyacheslav Prokofyev\TASS via Getty Images) (Photo: Vyacheslav Prokofyev via Getty Images)

Ora che la curva dei contagi tende a stabilizzarsi, si possono vedere meglio anche le altre macerie: “Alla fine, quando faremo i conti completamente con quello che è successo, oltre i morti, i posti di lavoro distrutti, le imprese spazzate via, dovremo considerare anche le ferite psicologiche della pandemia, i contraccolpi che ci saranno nelle teste delle persone, ci sarà da curare la mente del Paese intero”. Anche per Edoardo Nesi, scrittore che vive a Prato, nella zona rossa toscana, “la seconda ondata è stato un colpo” inaspettato. “Questa estate mi ero illuso – dice – che il virus fosse clinicamente morto. Ci avevo creduto, che motivo avevo per non farlo? Ho passato un’estate serena. Avevo messo da parte anche due autocertificazioni, volevo incorniciarle per ricordarmi il tempo in cui per uscire di casa avevo dovuto avere una giustificazione. Poi, all’improvviso siamo precipitati nella seconda ondata. Le restrizioni oggi sono meno dure, però sono molto più difficili da reggere mentalmente: è come se ci comunicassero, indirettamente, che non possiamo sapere davvero quando usciremo da questa situazione”.

Raccontando la storia della sua gente, Nesi ha vinto il Premio Strega nel 2011. La “sua gente”sono i piccoli imprenditori del tessile di Prato (tra cui c’era anche suo padre), poi investiti dalla crisi economica e dai risvolti distruttivi della globalizzazione. La stessa gente che nella vita non ha fatto altro che lavorare e che ora è costretta a chiudere le proprie attività senza sapere quando potrà riaprirle. È anche la gente che Nesi racconta nel suo ultimo libro, Economia sentimentale (La Nave di Teseo), non divinando quello che accadrà, con lo stile degli intellettuali anni Settanta, che spiegavano alla gente come andava il mondo, ma andando in giro a farselo spiegare, il mondo, anche dal proprio macellaio,...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.