Edson Luli, una pratica di consapevolezza nel contemporaneo

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Milano, 6 lug. (askanews) - Come è noto, definire cosa sia l'arte contemporanea è impresa complessa, spesso esposta a rischi sia di eccessivo e noioso intellettualismo sia di insopportabile e qualunquistica banalizzazione. Nella corso della vita del cronista culturale, però, si sviluppano, se si è fortunati, delle antenne che permettono di cogliere, pur in assenza di definizioni univoche, la forza di certe opere e certi artisti, soprattutto la consapevolezza del loro essere parte di quel misterioso vortice che è il contemporaneo (quello vero, che considera il mercato, ma non ne fa il proprio unico orizzonte, come in troppi, anche tra i commentatori, continuano a fare). Per questo la cosa indefinibile che chiamiamo arte vive di esperienze, posture, sabotaggi, tentativi, complessità, a volte perfino di errori. E in questi passaggi problematici trova la ragione del proprio progredire verso strade ancora nuove e diverse. In tal senso è interessante e vivificante avvicinarsi al lavoro di Edison Luli, artista albanese classe 1989, che costruisce la propria pratica in primo luogo intorno all'idea di coinvolgimento diretto dello spettatore, non come agente performativo, bensì come soggetto che porta senso e interpretazione all'opera, e in secondo luogo sulla consapevolezza forte della storia dell'arte contemporanea, sulla sua rilettura, che somiglia a una intelligente comprensione delle lezioni più profonde. Così, entrando nella personale di Luli da Prometeo Gallery a Milano, "It Begins with You and Me", quello che si intuisce, anche prima di capirlo in maniera più completa, è il modo in cui l'artista sta dentro il suo tempo, dentro il suo lavoro. Ed è un modo pieno, ricco, articolato, capace di cogliere le suggestioni storiche, per poi costruire il proprio edificio, necessario e provvisorio come è giusto che sia. Un edificio che, come ha puntualmente notato Elsa Barbieri, alterna pieni e vuoti, intreccia dialoghi - sia, per dire, con mostri sacri come Bruce Nauman o Jannis Kounellis, ma viene in mente anche Sarah Lucas, sia con il pubblico dell'esposizione - e crea nuove relazioni tra le idee di spazio e di tempo. Con anche una forza politica che, seppur apparentemente indiretta, una volta sedimentata appare chiara e indiscutibile. Tra neon e materassi, tra testi e oggetti tautologici, tra idee, come quella di realtà, che appaiono solo, direbbe lo scrittore W.G. Sebald, in certe particolari condizioni di luce, si arriva, al piano inferiore della galleria di Ida Pisani, a imbattersi nelle due opere probabilmente più importanti della mostra: "Fragmented chairs produce fragmented thoughts", un'installazione di parole e sedie che ha la stessa evidenza di un Joseph Kosuth, una chiarezza radicale. E poi il grande video "Looking through a translucent surface", che ci mette in conflitto con le nostre stesse sensazioni e con le interpretazioni che poniamo di fronte alle cose e alle persone. Per costruire quella "critica del presente" che attribuisce senso alla ricerca ed è una delle possibili unità di misura del peso specifico del lavoro di Edson Luli. (Leonardo Merlini)

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