Edward Snowden a Repubblica: “La mia vita è una lotta”

Stefania Maurizi di Repubblica ha intervistato in esclusiva l’ex analista dell’NSA Edward Snowden, reo di aver esposto al mondo i segreti dell’agenzia governativa per cui lavorava. Dal 2013, ha chiesto asilo a 21 paesi, tra cui anche l’Italia: nessuno ha fatto nulla per aiutarlo. Dopo che WikiLeaks l’ha ospitato a Mosca, la Russia gli ha garantito protezione.

“The interview” tradotta

Per cominciare, l’ex analista americano si pronuncia sull’Italia: “Se sei italiano, non hai alcuna protezione legale significativa contro lo spionaggio fatto dagli Stati Uniti” e sulla sua permanenza nel nostro paese, dove “una volta, quando ero nella CIA, ho lavorato alla base di Milano per un paio di giorni: qualcuno doveva andare in vacanza e quindi avevano bisogno di qualcuno che andasse lì per assicurarsi che i computer non si rompessero. Amo Milano, è una città bellissima”.

La soffiata del 2013 e la “rivoluzione”

Snowden spiega che nel 2013, grazie alla sua soffiata, tutti hanno ammesso a loro stessi e al mondo una cosa che già sapevano benissimo, ma che nessuno aveva il coraggio di tirar fuori: la consapevolezza di essere spiati. La rivoluzione però, fu soprattutto per coloro che si rivelarono al mondo come spie: multinazionali, governi, chi più ne ha più ne metta. La tecnologia era ad un punto tale che tutti spiavano e venivano spiati, anche chi aveva dichiarato che mai lo avrebbe fatto. Dopo la fuga di notizie infatti, giganti della tecnologia come Apple hanno adottato una crittografia molto potente per proteggere iPhone e altri dispositivi – incalza la giornalista – Ma quindi come cosa fa l’NSA se non spia più la gente? Risposta: continua a spiare la gente, parola di Ed Snowden. “Se non riescono a rompere la crittografia, in realtà c’è solo un modo per aggirarla, ovvero hackerare gli stessi dispositivi che producono la crittografia, cioè: telefoni e laptop. Questa è la politica adottata dalle spie dal 2013 ad oggi. Siccome abbiamo interrotto il loro accesso alla sorveglianza di massa – che è una grande vittoria – hanno cercato di trovare nuove crepe, e sfortunatamente quelle crepe sono nella debolezza dei nostri dispositivi. Persino Apple, Google, tutte le aziende più ricche del mondo, anche Microsoft, hanno una sfilza infinita di vulnerabilità colossali nei loro programmi e, in questo momento, non esiste alcun regime di responsabilità legale”.

La sua giornata tipo

«Ho trascorso sempre più tempo nel mio lavoro alla Freedom of the Press Foundation, sono il presidente e mi occupo di privacy di dispositivi mobili: un’area disastrata dal punto i vista della sicurezza. Questa è la cosa principale di cui mi occupo oggi, la mia vita è lavoro. Ma non si tratta di “un lavoro”, si tratta di “una lotta”“.