Effetto Covid su Narendra Modi, corteggiato all'estero e accusato in patria

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India's Prime Minister Narendra Modi gestures after addressing the nation from the ramparts of the Red Fort during the celebrations to mark countrys 75th Independence Day in New Delhi on August 15, 2021. (Photo by Money SHARMA / AFP) (Photo by MONEY SHARMA/AFP via Getty Images) (Photo: MONEY SHARMA via Getty Images)
India's Prime Minister Narendra Modi gestures after addressing the nation from the ramparts of the Red Fort during the celebrations to mark countrys 75th Independence Day in New Delhi on August 15, 2021. (Photo by Money SHARMA / AFP) (Photo by MONEY SHARMA/AFP via Getty Images) (Photo: MONEY SHARMA via Getty Images)

Il primo ministro dell’India, Narendra Modi, sarà a Washington il prossimo 24 settembre per il vertice dei leader del Quadrilateral Security Dialogue (Quad), insieme a Joe Biden e ai leader di Australia e Giappone. Troverà certamente un clima molto più amichevole di quello che sta respirando in patria negli ultimi tempi: la situazione interna è potenzialmente esplosiva, composta da più micce, con i contadini da mesi in protesta per la tanto criticata riforma agricola, la perdita di consenso, la crisi economica e, da ultimo, la grave accusa di aver manomesso i dati sul Covid-19 per permettere all’economia di tornare a correre e arrivare alle prossime elezioni con il vento in poppa.

Modi è uno dei leader più corteggiati dall’Occidente, quando si parla di vaccini e quando si parla di Cina. L’incontro di fine mese del Quad ha molteplici valenze. “Ospitarlo dimostra la priorità dell’amministrazione Biden-Harris di impegnarsi nell’Indo-Pacifico, anche verso nuove configurazioni multilaterali per affrontare le sfide del XXI secolo” dice la Casa Bianca. Tradotto, un’alleanza per contrastare l’espansione della Cina. Parole che cavalcano l’onda di quanto affermato ad agosto dal presidente Joe Biden sulle nuove sfide che Washington deve prepararsi a fronteggiare. Secondo molti osservatori, il ritiro tanto caotico quanto drammatico dall’Afghanistan può rappresentare un punto di svolta nella politica estera americana, permettendo di concentrare tutte le forze nella competizione con Pechino. Non è un caso che, una settimana dopo il discorso alla nazione del presidente Biden sull’aggiornamento del ritiro afghano, la sua vice Kamala Harris sia volata prima in Vietnam – volere della sorte – e poi a Singapore, per difendere le regole del diritto internazionale e limitare l’espansionismo di Pechino nel Mar Cinese meridionale. Per l’amministrazione statunitense, l’India è un tassello chiave.

Il ruolo dell’India nella logica americana è centrale, come ha ribadito lo scorso luglio il segretario di Stato, Antony Blinken, recatosi in visita a Nuova Delhi. Il rapporto con gli Usa è infatti “uno dei più importanti al mondo”, ma dà anche molto fastidio alla Cina, dati gli screzi che ci sono stati lungo il confine. Al momento, Pechino non si dice preoccupata ma rimane vigile sulle mosse dei propri vicini. Molto probabilmente, i quattro leader del Quad riprenderanno i discorsi che si sono interrotti in primavera, a cominciare dalla questione vaccini. Al vertice di marzo era stato concordato che la Biological E. Limited, azienda farmaceutica indiana, si sarebbe impegnata a produrre almeno un miliardo di dosi entro la fine del 2022, così da poterli distribuire nell’intera area. Tutto si è fermato, però, con la grave ondata epidemica che ha travolto il Paese del primo ministro Modi, costretto a bloccare a marzo scorso le esportazioni per far fronte all’emergenza interna e gettando nel panico mezzo mondo. Materie prime per la produzione dei vaccini erano state immediatamente inviate da Washington per contrastare l’epidemia, ma sono risultate comunque insufficienti. Una cosa appare evidente: senza l’India e la ripartenza di massicce esportazioni di vaccini, difficilmente si riuscirà a vaccinare il mondo.

Le cattive notizie per Modi, invece, arrivavo dal fronte interno. Proprio un rapporto sull’andamento del Covid-19 rappresenta l’ultima tegola. Otto mesi prima della seconda ondata, gli scienziati nominati dal governo avevano assicurato che le precauzioni adottate erano sufficienti a contenere la diffusione del contagio. In sostanza, la popolazione non doveva preoccuparsi. Eppure, fornire rassicurazioni così forti poteva innescare un senso di lassismo tra i cittadini. Questa, perlomeno, era la teoria che ha provato ad avanzare Anup Agarwal, medico della principale agenzia scientifica indiana, prima di essere messo a tacere sulla questione. “La scienza viene utilizzata come arma politica per trasmettere la narrativa del governo, piuttosto che aiutare le persone”, ha dichiarato il medico. Quello che sostengono ricercatori e medici come lui è che l’Indian Council of Medical Research (ICMR), sovrintesa dal Ministero della Salute, abbia manomesso appositamente i dati sul contagio nascondendo uno studio che metteva in allerta la popolazione e criticava le azioni del governo.

Una denuncia che aveva incontrato però il silenzio degli altri scienziati, anche per il timore di ritorsioni, hanno spiegato alcuni di loro. Il motivo per cui il Governo avrebbe taciuto sarebbe soprattutto legato alla consistente perdita di consenso del partito del primo ministro, il Bharatiya Janata Party (BJP). La percentuale di indiani che vorrebbe che Narendra Modi trionfasse ancora alle prossime elezioni del 2024 ammonta al 24%. Un tonfo sordo, se si paragona al 66% di appena un anno fa. L’avvertimento era già arrivato alla tornata elettorale di maggio, quando il partito di governo venne punito dagli elettori. Nei quattro Stati di West Bengal, Kerala, Tamil Nadu e Assam, solo quest’ultimo è rimasto sotto il controllo del BJP, incapace di vincere anche nel distretto amministrativo di Puducherry. La batosta alle urne è arrivata proprio per la cattiva gestione della pandemia e delle conseguenze socio-economiche.

Con il rapporto pubblicato lo scorso autunno, si assicurava che il peggio fosse già alle spalle, in quanto le restrizioni imposte dal governo avevano fatto il loro effetto e perché 350 milioni di indiani avevano già sviluppato anticorpi. Nello studio, tra i cui autori non compare neanche un epidemiologo, non c’era alcuna traccia di una nuova possibile ondata, che si sarebbe verificata da lì ad aprile facendo schizzare la curva dei contagi, con circa 400mila casi a settimana.

Adesso le accuse al primo ministro arrivano anche dalla comunità scientifica. “Questo è un governo che tenta chiaramente di affermare il potere catturando ogni istituzione e rendendola un’arena politica”, ha affermato uno medico che ha partecipato agli studi. “Avevano parametri che non possono essere misurati e, ogni volta che la curva non corrispondeva, hanno cambiato quel parametro”, gli fa eco un altro collega in pensione esperto di malattie infettive. Coloro che hanno provato a sollecitare l’ICMR sono stati silenziati. Altri, come Anup Agarwall, hanno rassegnato le proprie dimissioni.

Lo scandalo si aggiunge a una situazione interna davvero difficile per Narendra Modi. Il crescere dell’inflazione, il nuovo aumento della disoccupazione, il trattamento delle minoranze (donne e musulmani, su tutti) e la questione ancora irrisolta degli agricoltori rendono l’aria pesante. Ripartono le proteste, pianificate sul lungo periodo dal presidente ad interim del Congresso, Sonia Ghandi. Modi ha molti problemi al suo interno, ma resta un punto di riferimento per l’Occidente e soprattutto per gli Stati Uniti nell’area dell’Indo-Pacifico.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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